Ricerca

































mod_vvisit_counterVisite Oggi381
mod_vvisit_counterDal 12/06/091779405






























stalking: la giurisprudenza
Stalking gli approdi della giurisprudenza, i rapporti con i maltrattamenti, la prova del nesso causale, le condotte necessarie per l'integrazione della fattispecie...
 
L'art. 7 del DL n 11 del 23 febbraio 2009 ha, come noto, introdotto nel codice penale  l'art. 612 bis - atti persecutori - comunemente noto come delitto di stalking. Il delitto di stalking, salvo che il fatto costituisca più grave reato, punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare, alternativamente:

un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
 
un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
 
la coartata alterazione delle abitudini di vita.

La giurisprudenza è intervenuta in molteplici occasioni per chiarire taluni elementi della fattispecie ed i rapporti del reato previsto e punito dall'art. 612 bis cp con altre fattispecie limitrofe, segnatamente, le molestie, la minaccia, i maltrattamenti in famiglia e la violenza privata.
 
Sotto il profilo dell'elemento materiale e del coefficiente psichico, la giurisprudenza ha precisato:

a) che si tratta di un reato abituale per la cui integrazione è, tuttavia, necessario ma anche sufficiente che siano poste in essere anche due sole condotte moleste;

b) che si tratta di un reato di evento e non di pericolo ma che l'evento di danno può alternativamente consistere nella determinazione di uno stato di ansia e di paura (non necessariamente integrante una malattia potendo in tale ultima ipotesi concorrere con il delitto di lesioni) o nella determinazione di un fondato timore per l'incolumità propria o altrui o, infine, nella costrizione alla modifica di abitudini di vita;

c) che ai fini dell'integrazione dell'evento dello stato di ansia e paura è sufficiente la produzione di un effetto destabilizzante sulla psiche del soggetto passivo;

d) che è necessaria la prova in ordine al nesso psichico tra la condotta asseritamente persecutoria e la produzione di uno degli eventi di danno individuati dall'art. 612 bis;

e) che la volizione del soggetto attivo non deve comprendere l'evento di danno, dovendo questo ritenersi abbracciato dal dolo anche solo se prevedibile in relazione ai comportamenti posti in essere.

Con riferime nto ai rapporti con le fattispecie limitrofe, la giurisprudenza ha osservato come il delitto di stalking sia speciale rispetto alle minacce ed alle molestie mentre non assorba la violenza privata con la quale può concorrere. I maltrattamenti in famiglia si distinguono dallo stalking in quanto reato proprio abituale di maggior gravità. In tale prospettiva il delitto di cui all'art. 572 cp, stante l'analogia della struttura, assorbe il delitto di stalking; può configurarsi, nel caso, un concorso in via diacronica tra le due fattispecie, qualora le molestie inizino o proseguano allorchè non sussita più il rapporto di contiguità presupposto dal delitto di cui all'art. 572 cp.

Ulteriore questione affrontata dalla giurisprudenza, sia pure solo incidentalmente, è quello della configurabilità dello stalking in azienda, nell'ambito di vicende riconducibili al cd mobbing sul lavoro. Nel caso di specie, è stata ravvisata la violenza privata ed escluso sia il delitto di maltrattamenti in famiglia di cui all'art. 572 cp sia quello degli atti persecutori di cui all'art. 612 bis cp.

La misura cautelare omogenea e di più frequente applicazione nel caso dello stalking è il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima; la giurisprudenza ha, al riguardo, osservato che, nell'ipotesi in cui la condotta persecutoria si concretizzi nel pedinamento, la misura potrà essere genericamente stabilita nel divieto di avvicinarsi alla persona offesa.

Il delitto di stalking si configura anche qualora non sia accertato uno stato patologico sotto il profilo psicologico, essendo sufficiente la produzione di un effetto destabilizzante sulla psiche del soggetto passivo; in punto di prova, possono essere utilizzati, in via deduttiva, l'id plerumque accidit con riferimento ai comportamenti del soggetto attivo ed il mutamento delle abitudini di vita della vittima.

Cassazione penale  sez. V 09 maggio 2012 n. 24135


La sussistenza del grave e perdurante stato di turbamento emotivo preso in considerazione dall'art. 612 bis c.p. prescinde dall'accertamento di uno stato patologico, che può assumere rilevanza solo nell'ipotesi di contestazione del concorso formale con l'ulteriore delitto di lesioni. La fattispecie prevista dall'art. 612 bis c.p., infatti, non può essere ridotta ad una sorta di mera ripetizione di quella contenuta nell'art. 582 c.p. - il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica - e per la sua consumazione deve ritenersi dunque sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto comunque destabilizzante dell'equilibrio psicologico della vittima (confermata, nella specie, la condanna inflitta all'imputato, atteso che la sua condotta persecutoria aveva costretto la vittima a mutare le proprie abitudini di vita al fine di evitare ulteriori incontri).


Cassazione penale  sez. V 10 gennaio 2011 n. 16864


Ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) non si richiede l'accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori - e nella specie costituiti da minacce e insulti alla persona offesa, inviati con messaggi telefonici o via internet o, comunque, espressi nel corso di incontri imposti - abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612 bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica.



Stalking: necessaria la prova del nesso eziologico

Cassazione penale  sez. V 28 febbraio 2012  n. 14391


La natura giuridica di reato di evento e di danno della fattispecie delittuosa di cui all'art. 612 bis c.p. (stalking), impone che la condanna sia subordinata al previo accertamento della sussistenza di un nesso eziologico tra la condotta del soggetto agente e le conseguenze psicologiche pregiudizievoli in capo alla vittima.


Nel delitto di stalking non è richiesto che la volizione abbracci anche l'evento di danno


Cassazione penale  sez. V 23 gennaio 2012 n. 8641


In tema di atti persecutori, non è richiesto, perché si configuri il reato, che specifico fine della volizione sia anche l'evento di danno, essendo sufficiente la possibilità di fondatamente prevederlo come conseguenza del proprio continuativo agire sulla psiche della propria vittima.



stalking: può essere applicato il divieto di avvicinamento alla vittima anzichè ai luoghi da questa usualmente frequentati


Cassazione penale  sez. V 16 gennaio 2012 n. 13568

In tema di misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, di cui all'art. 282 ter c.p.p., quando la situazione è quella prevista per il reato di cui all'art. 612 bis c.p., laddove la condotta oggetto della temuta reiterazione abbia i connotati della persistente e invasiva ricerca di contatto con la vittima in qualsiasi luogo in cui la stessa si trovi, è prevista la possibilità di individuare la stessa persona offesa, e non i luoghi da essa frequentati, come riferimento centrale del divieto di avvicinamento. E in tal caso diviene irrilevante llindividuazione di luoghi di abituale frequentazione della vittima; dimensione essenziale della misura è invero a questo punto il divieto di avvicinamento a questtultima nel corso della sua vita quotidiana ovunque essa si svolga.



i rapporti tra il delitto di maltrattamenti in famiglia e lo stalking
 

Cassazione penale  sez. VI 24 novembre 2011 n. 24575

Il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) si distingue da quello di stalking (art. 612 bis), anche se le condotte materiali dei reati appaiano omologabili per modalità esecutive e per tipologia lesiva. Il reato di maltrattamenti familiari, infatti, è un reato proprio, potendo essere commesso soltanto da chi ricopra un "ruolo" nel contesto della famiglia (coniuge, genitore, figlio) o una posizione di "autorità" o peculiare "affidamento" nelle aggregazioni comunitarie assimilate alla famiglia dall'art. 572 c.p. Il reato di atti persecutori è, invece, un reato contro la persona e in particolare contro la libertà morale, che può essere commesso da chiunque con atti di minaccia o molestia "reiterati" (reato abituale) e che non presuppone l'esistenza di interrelazioni soggettive specifiche. Il rapporto tra tale reato e il reato di maltrattamenti è regolato dalla clausola di sussidiarietà prevista dall'art. 612 bis comma 1 c.p., che rende applicabile - nelle condizioni date prima descritte - il reato di maltrattamenti, più grave per pena edittale rispetto a quello di atti persecutori nella sua forma generale di cui all'art. 612 bis comma 1 c.p.


Stalking: è speciale rispetto alle molestie ed alle minacce mentre non assorbe la violenza privata ex art. 610 cp



Cassazione penale  sez. V 07 aprile 2011 n. 20895


In tema di stalking, mentre la disciplina dettata dall'art. 612 bis è speciale rispetto a quelle che prevedono i reati di minaccia o molestia, non lo è rispetto all'art. 610 c.p. La violenza privata, infatti, è finalizzata a costringere la persona offesa a fare, non fare, tollerare o omettere qualcosa, perciò non genera solo il turbamento emotivo occasionale dell'offeso per il riferimento ad un male futuro, ma esclude la sua stessa volontà in atto di determinarsi nella propria attività, d'onde il "quid pluris" di cui all'art. 610 c.p; mentre lo stalking influisce sull'emotività della vittima: i due reati, quindi, possono essere contestati in concorso tra loro.


...sufficienti due sole condotte moleste per lo stalking


Cassazione penale  sez. V 11 gennaio 2011 n. 7601



Anche due sole condotte di minaccia o di molestia sono sufficienti a concretare la reiterazione quale elemento costitutivo del reato di atti persecutori di cui all'art. 612 bis c.p.


...stalking sul lavoro - la condotta violenta del capo non configura stalking ma il reato di violenza privata - rapporti con il mobbing


Cassazione penale  sez. VI 25 novembre 2010  n. 44803



Integra il reato di violenza privata, aggravato dall'abuso della relazione di prestazione d'opera, e non il reato di maltrattamenti in famiglia o quello di atti persecutori ex art. 612 bis c.p., la condotta violenta e minacciosa reiteratamente posta in essere da un capo officina nei confronti di un meccanico, in modo da costringere il lavoratore, nel contesto di un'azienda organicamente strutturata, a tollerare una situazione di denigrazione e deprezzamento delle sue qualità lavorative. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso, nell'ambito del rapporto di lavoro, la presenza di una posizione di supremazia formale e sostanziale nei confronti del soggetto passivo, con forme e modalità tali da assimilarne i caratteri a quelli propri di un rapporto di natura para-familiare).




Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!


 


ricerca

CERCA ANCORA IN QUESTO SITO