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La simulazione della separazione consensuale
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Si è posta in giurisprudenza la questione relativa alla giuridica configurabilità della simulazione con riferimento ad accordi di separazione omologati.
 
Ancora una volta detta questione si intreccia con quella che inerisce alla natura degli accordi di separazione in quanto, a rigore, posta la natura negoziale degli accordi nulla dovrebbe ostare all'ammissibilità di un'azione di simulazione mentre, accogliendo la diversa tesi della prevalenza, sull'atto privato, del decreto di omologa, la simulazione non potrebbe concepirsi in relazione ad un atto sostanzialmente pubblico.
 
La Suprema Corte, pur partendo dalla considerazione dell'accordo di separazione come un atto d'autonomia privata, ha, tuttavia, ritenuto non configurabile la condotta simulatoria affermando l'incompatibilità della richiesta di omologazione della separazione con la sussistenza di una volontà simulatoria.
 
In senso contrario si è affermato che il decreto d'omologa, alla stregua di una mera condizione di efficacia legale dell'atto d'autonomia privata non ne dovrebbe alterare la struttura e la sostanza, dacchè sarebbe configurabile  un pregresso accordo simulatorio che non verrebbe sconfessato dalla richiesta di omologa nè impedito dal susseguente decreto.
 
Si argomenta dalla possibilità di far cessare gli effetti della separazione mediante un comportamento concludente come quello della ripresa della coabitazione.
 
Si argomenta inoltre dalla disposizione di cui all'art. 123 cc che afferma l'ammissibilità della simulazione in relazione al matrimonio desumendone, a maggior ragione, la simulabilità di un atto modificativo del rapporto matrimoniale come quello della separazione.
 
In senso contrario la Suprema Corte ha osservato che proprio la disposizione di cui all'art. 123 cc dimostra che, in difetto di un riferimento di diritto positivo, la simulazione non appare generalmente applicabile alle vicende costitutive di status.

Sulla inammissibilità di una simulazione che abbia per oggetto gli accordi cristallizzati in una separazione consensuale omologata.

Cassazione Civile  Sez. I del 20 novembre 2003  n. 17607
Pur non potendosi dubitare della natura negoziale (quand'anche non contrattuale) dell'accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e pur non essendo ravvisabile, nell'atto di omologazione, una funzione sostitutiva o integrativa della volontà delle parti o di governo dell'autonomia dei coniugi, è da escludere l'impugnabilità per simulazione dell'accordo di separazione una volta omologato, giacché l'iniziativa processuale diretta ad acquisire l'omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, con le conseguenti implicazioni giuridiche, si risolve in una iniziativa nel senso della efficacia della separazione che vale a superare il precedente accordo simulatorio, ponendosi in antitesi con esso, essendo logicamente insostenibile che i coniugi possano "disvolere" con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso "volere" l'emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a detta condizione.
L'accordo di separazione ha natura negoziale e a esso possono applicarsi, nei limiti della loro compatibilità, le norme del regime contrattuale che riguardano in generale la disciplina del negozio giuridico o che esprimono principi generali dell'ordinamento, come quelle in tema di vizi del consenso e di capacità delle parti. È tuttavia inammissibile l'impugnazione della separazione per simulazione quando i coniugi abbiano chiesto al tribunale l'omologazione della loro (simulata) separazione. In tal caso, la volontà di conseguire lo "status" di separati - dal quale la legge fa derivare effetti irretrattabili tra le parti e nei confronti dei terzi, salve le ipotesi della riconciliazione e dello scioglimento definitivo del vincolo - è effettiva e non simulata.

La natura simulata di un accordo di separazione consensuale non osta alla pronuncia del divorzio, qualora la suddetta separazione sia stata regolarmente omologata. La natura simulata di un accordo di separazione consensuale non osta alla pronuncia del divorzio, qualora la suddetta separazione sia stata regolarmente omologata.

Premesso che la separazione consensuale tra coniugi trova la sua unica fonte nel consenso da essi manifestato dinnanzi al Presidente del tribunale, e che la successiva omologazione è diretta unicamente ad attribuire, dall'esterno, efficacia agli accordi di separazione, assumendo la funzione di condizione sospensiva degli effetti delle pattuizioni stipulate tra i coniugi, già integranti un negozio giuridico perfetto ed autonomo, qualora i coniugi assumessero che la loro, pur rituale, separazione consensuale fosse stata frutto di un accordo simulatorio diretto solo alla soluzione di problemi fiscali, è da ritenere che l'iniziativa processuale, ex art. 150 e 158 c.c. e 706 ss. e 711 c.p.c., volta ad acquisire la condizione formale di coniugi separati, con le correlative implicazioni giuridiche, vale a superare e neutralizzare l'asserito accordo simulatorio, ponendosi in insuperabile contrasto con esso: appare, invero, logicamente insostenibile che i coniugi possano disvolere con il citato accordo la condizione di coniugi, separati e, al tempo stesso, volere l'emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire effetti giuridici a tale condizione. L'antinomia tra tali determinazioni non può trovare altra composizione che nel considerare l'iniziativa processuale ex art. 150 e 159 c.c. e 706 ss. e 711 c.p.c. un atto incompatibile con la volontà di avvalersi della simulazione.

 

Cassazione Civile del 20 novembre 2003 n. 17607





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