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Separazione consensuale e revocatoria
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In giurisprudenza si sono poste problematiche non di poco momento sulla possibilità di esperire l'azione revocatoria ordinaria e fallimentare con riferimento agli atti dispositivi del patrimonio posti in essere in esecuzione degli obblighi assunti in sede di separazione consensuale.
 
In tale prospettiva, tale profilo si è intersecato con quello vertente sulla natura degli accordi se, cioè, essi fossero assimilabili ad atti negoziali sottoposti alla condizione legale d'efficacia dell'omologa o atti pubblici, consistenti nei decreti d'omologa emessi sul presupposto di fatto degli intervenuti accordi tra privati.
 
E' evidente che solo la riconduzione degli accordi di separazione nell'alveo degli atti d'autonomia privata legittima  l'ingresso d'azioni revocatorie sugli atti di disposizione esecutivi degli obblighi assunti in sede di separazione. Inoltre, ulteriore profilo di problematicità riguarda la causa di tali atti dispositivi essendo arduo ricnodurli semplicemente a donazioni o vendite in considerazione del particolare ruolo di tali atti dispositivi nell'ambito della complessiva vicenda della separazione (ciò che ha indotto la giurisprudenza per la loro riconduzione nell'ambito degli atti atipici meritevoli di tutela ex art. 1322 cc).

Ulteriore questione problematica riguarda la posizione del coniuge debole inciso dall'eventuale esito positivo dell'azione revocatoria. La domanda che si pone al riguardo è come ristabilire l'equo contemperamento degli interessi come cristallizzati nell'originario accordo di separazione. Secondo la giurisprudenza, lo strumento per riequilibrare l'accordo è quello del ricorso per la modifica delle condizioni della separazione per fatti sopravvenuti di cui all'art. 711 cpc comma 5.

Per l'ammissibilità della revocatoria ordinaria con riferimento agli atti dispositivi posti in essere in esecuzione degli obblighi assunti con l'accordo di separazione omologato

Cassazione Civile Sez. I del 23 marzo 2004  n. 5741
Gli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell'uno nei confronti dell'altro e concernenti beni mobili o immobili, non risultano collegati necessariamente alla presenza di uno specifico corrispettivo o di uno specifico riferimento ai tratti propri della "donazione", e - tanto più per quanto può interessare ai fini di una eventuale loro assoggettabilità all'actio revocatoria di cui all'art. 2901 c.c. - rispondono, di norma, ad un più specifico e più proprio originario spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell'evento di "separazione consensuale" (il fenomeno acquista ancora maggiore tipicità normativa nella distinta sede del divorzio congiunto), il quale, sfuggendo - in quanto tale - da un lato alle connotazioni classiche dell'atto di "donazione" vero e proprio (tipicamente estraneo, di per sè, ad un contesto - quello della separazione personale - caratterizzato proprio dalla dissoluzione delle ragioni dell'affettività), e dall'altro a quello di un atto di vendita (attesa oltretutto l'assenza di un prezzo corrisposto), svela, di norma, una sua "tipicità" propria la quale poi, volta a volta, può, ai fini della più particolare e differenziata disciplina di cui all'art. 2901 c.c., colorarsi dei tratti dell'obiettiva onerosità piuttosto che di quelli della "gratuità", in ragione dell'eventuale ricorrenza - o meno - nel concreto, dei connotati di una sistemazione "solutorio- compensativa" più ampia e complessiva, di tutta quell'ampia serie di possibili rapporti (anche del tutto frammentari) aventi significati (o eventualmente solo riflessi) patrimoniali maturati nel corso della (spesso anche lunga) quotidiana convivenza matrimoniale.
Ove un'attribuzione patrimoniale si caratterizzi, ai fini dell'art. 2901 c.c., per i connotati dell'"onerosità", ad esaurire il fattore della scientia fraudis non si rende necessaria, da parte del terzo acquirente, anche la conoscenza specifica del debito facente carico all'"alienante", e delle sue caratteristiche.

Le attribuzioni patrimoniali dall'uno all'altro coniuge effettuate in sede di accordi di separazione sono suscettibili di essere revocati ai sensi dell'art. 2901 c.c.

Gli accordi che danno luogo a tali attribuzioni non sono immediatamente riconducibili nè nel tipo della donazione, nè nel tipo di un altro contratto a titolo oneroso, presentando gli stessi una propria tipicità, che può colorarsi, di volta in volta, della obiettiva onerosità


Cassazione Civile del 23 maggio 2004 n. 5741

Per l'ammissibilità della revocatoria fallimentare con riferimento agli atti dispositivi posti in essere in esecuzione degli obblighi assunti con l'accordo di separazione omologato. Il coniuge pregiudicato deve esperire l'azione ex art 711 cpc comma 5

Cassazione Civile  Sez. I del  12 aprile 2006 n. 8516
Sono revocabili, ove ricorrano i presupposti di legge, le disposizioni patrimoniali pattuite dai coniugi in sede di separazione consensuale (così come le successive modifiche), a nulla rilevando che le stesse siano state omologate dal tribunale.

L'accordo con il quale i coniugi, nel quadro della complessiva regolamentazione dei loro rapporti in sede di separazione consensuale, stabiliscano il trasferimento di beni immobili o la costituzione di diritti reali minori sui medesimi, rientra nel novero degli atti suscettibili di revocatoria fallimentare ai sensi degli art. 67 e 69 l. fall., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo stesso, cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione; né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione; né, infine, nella circostanza che il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore siano stati pattuiti in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione, non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. Tale conclusione si impone a fortiori allorché il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore non facciano parte delle originarie condizioni della separazione consensuale omologata, ma formino invece oggetto di un accordo modificativo intervenuto successivamente fra i coniugi, del quale esauriscano i contenuti. (Nella specie, con l'accordo impugnato, il coniuge poi fallito - assegnatario della casa coniugale alla stregua delle condizioni della separazione consensuale omologata - a modifica di tali condizioni, aveva costituito a favore dell'altro coniuge, per tutta la durata della sua vita, il diritto di abitazione sulla predetta casa coniugale, ottenendo in cambio l'esonero dal versamento di una somma mensile, precedentemente pattuito a titolo di contributo alle spese per il reperimento di altro alloggio da parte del coniuge beneficiario).

Gli accordi di separazione fra i coniugi ben possono rivelarsi lesivi, in concreto, dell'interesse dei creditori all'integrità della garanzia patrimoniale del coniuge disponente, eventualità nella quale nessun ostacolo testuale o logico-giuridico si frappone alla loro impugnazione- ove ricorrano i relativi presupposti tramite azione revocatoria tanto ordinaria che fallimentare

È ammissibile l'azione revocatoria, tanto ordinaria che fallimentare, rispetto agli accordi di separazione attraverso i quali i coniugi abbiano trasferito immobili o costituito diritti reali sugli stessi.

 

Cassazione Civile Sez. I del 12 aprile 2006 n. 8516





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