Ricerca































banner_direkta.gif


banner_ratio_iuris.gif
mod_vvisit_counterVisite Oggi351
mod_vvisit_counterDal 12/06/091665462






























prova simulazione e riduzione
Argomenti correlati
 
 
 
 
 
Un particolare profilo problematico che si è posto con riferimento all'esperimento dell'azione di riduzione è stato quella della prova della simulazione di compravendite poste in essere in vita da parte del de cuius che abbiano, in realtà, dissimulato donazioni lesive della quota di riserva dei legittimari.
 
In tale caso, si poneva il problema se fosse applicabile, al legittimario leso nella sua quota di riserva ed in sede d'esercizio dell'azione di riduzione, la limitazione alla prova della simulazione prevista dall'art. 1417 cc a carico delle parti del congengno simulatorio che non possono provare la simulazione per testi o a mezzo di presunzioni ma solo producendo la controdichiarazione.
 
Il legittimario leso, infatti, a rigore, in quanto erede, è considerato la stessa persona del de cuius e dovrebbe soggiacere agli stessi limiti di questo ultimo con riferimento alla prova della simulazione.

E, tuttavia, secondo il più recente, e può sostenersi ormai consolidato, orientamento della Suprema Corte di Cassazione, in sede di esercizio dell'azione di riduzione, il legittimario che si assuma leso nella sua quota di riserva è terzo rispetto al de cuius ed al beneficiario della disposizione lesiva in quanto, con l'azione di riduzione, non mira ad esercitare un diritto che gli proviene dal de cuius ma un diritto, di fonte legale, che ha come soggetto passivo di un'obbligo di astensione proprio il de cuius.

Ne consegue, secondo la Suprema Corte, che il legittimario leso nella sua quota di riserva non dovrà sottostare alle limitazioni di prova di cui all'art. 1417 cc e potrà avvalersi in particolare della prova per testimoni e della prova presuntiva per dimostrare l'esistenza di donazioni dissimulate in vita dal de cuius sotto l'apparenza di compravendite.


Cassazione Civile  Sez. II del  14 marzo 2008 n. 7048
Se il "de cuius" ha posto in essere una vendita fittizia per dissimulare una donazione, l'erede può essere considerato terzo, ai fini della prova della simulazione e, quindi, beneficiare delle agevolazioni probatorie di cui all'art. 1417 c.c., quando ha proposto contestualmente all'azione di simulazione anche una espressa e concreta domanda di riduzione della donazione dissimulata.
Agli effetti dell'art. 1417 c.c., l'illiceità del negozio dissimulato è configurabile solamente se il negozio persegua interessi che l'ordinamento reprime. Ne consegue che è soggetto alle limitazioni della prova per testi e per presunzioni il negozio dissimulato consistente nella donazione priva dei requisiti di forma, in quanto l'interesse perseguito dalle parti, cioè l'arricchimento di un soggetto per lo spirito di liberalità di un altro, non è contrario ai principi fondamentali dell'ordinamento. Agli effetti dell'art. 1417 c.c., l'illiceità del negozio dissimulato è configurabile solamente se il negozio persegua interessi che l'ordinamento reprime. Ne consegue che è soggetto alle limitazioni della prova per testi e per presunzioni il negozio dissimulato consistente nella donazione priva dei requisiti di forma, in quanto l'interesse perseguito dalle parti, cioè l'arricchimento di un soggetto per lo spirito di liberalità di un altro, non è contrario ai principi fondamentali dell'ordinamento.




Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!


 

ricerca

CERCA ANCORA IN QUESTO SITO