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Luna di miele rovinata e risarcimento del danno non patrimoniale
Il risarcimento del danno da vacanza rovinata in caso di luna di miele, la gravità del danno è in re ipsa e non necessita di prova -
 
nota a cura di
 
 
avvocato del Foro di  Pavia

La Corte di Cassazione, III Sezione, con la sentenza n. 7256 del 11 maggio 2012, confermando una precedente sentenza (n. 4372 del 20.03.2012) e soprattutto la celeberrima pronuncia a Sezioni Unite del 2008 (Cass., Sez. Un. Civ., 11 novembre 2008, n. 26972), ha fatto il punto sulla questione della risarcibilità del danno da vacanza rovinata.

La Suprema Corte ha ritenuto la legittimità di tale danno non patrimoniale e ne ha individuato il fondamento non nella generale previsione dell’art. 2 Cost., ma proprio nella cosiddetta vacanza rovinata (come legislativamente disciplinata)”, sottolineando altresì che tale danno è risarcibile grazie alla raggiunta prova dell’inadempimento contrattuale del tour operator.

In effetti, la legislazione concernente i “pacchetti turistici”, emanata in attuazione della normativa comunitaria di tutela del consumatore, oggi riprodotta nel cd. “Codice del Consumo”, ha reso rilevante l’interesse del turista al pieno godimento del viaggio organizzato, come occasione di piacere o riposo, prevedendo il risarcimento dei pregiudizi non patrimoniali (disagio psicofisico che si accompagna alla mancata realizzazione in tutto o in parte della vacanza programmata) subiti per effetto dell’inadempimento contrattuale, senza quindi necessità di ulteriori prove sui disagi sopportati dal turista a causa dell’inadempimento contrattuale.

Attualmente, il cd. Codice del turismo (d.lgs. 23 maggio 2011, n. 79) prevede espressamente all’art. 47 il danno da vacanza rovinata per il caso di inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico.  In particolare, stabilisce che, qualora l’inadempimento “non sia di scarsa importanza, il turista può chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta”.

La necessità della gravità della lesione dell’interesse, che per essere risarcibile deve superare una soglia minima di tollerabilità, trova fondamento nel dovere di solidarietà, di cui all’art. 2 Cost., che impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza (Sez. Un. n. 26972 del 2008) e dal vivere sociale.

Nel caso di specie, due novelli sposi avevano scelto un pacchetto tutto incluso per la loro luna di miele”, ma la vacanza si era rivelata diversa da quanto prospettato dal tour operator. Perciò, una volta rientrati, hanno richiesto, ed ottenuto, il risarcimento dei danni non patrimoniali da vacanza rovinata.

Il giudizio sul superamento della soglia minima di lesione, nel caso in esame, è implicito nella irripetibilità della vicenda trattata, il viaggio di nozze.

In tema di danno non patrimoniale "da vacanza rovinata", inteso come disagio psicofisico conseguente alla mancata realizzazione in tutto o in parte della vacanza programmata, la raggiunta prova dell'inadempimento esaurisce in sé la prova anche del verificarsi del danno, atteso che gli stati psichici interiori dell'attore, per un verso, non possono formare oggetto di prova diretta e, per altro verso, sono desumibili dalla mancata realizzazione della "finalità turistica" (che qualifica il contratto) e dalla concreta regolamentazione contrattuale delle diverse attività e dei diversi servizi, in ragione della loro essenzialità alla realizzazione dello scopo vacanziero.

 

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