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Le sostituzioni ordinarie e la sostituzione fedecommissaria

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Le sostituzioni sono delazioni testamentarie i cui effetti sono condizionati al verificarsi di determinati eventi. Il codice contempla, agli artt 688 e ss. le sostituzioni ordinarie per il caso in cui il primo chiamato non possa o non voglia accettare l'istituzione d'erede o il legato e, agli artt. 692 e ss, la sostituzione fedecommissaria prevista in favore di un ente o di una persona fisica che si prenda cura del primo istituito incapace che sia figlio, discendente o coniuge del de cuius.

La sostituzione ordinaria è funzionalizzata alla tutela della volontà del de cuius e prevale sulla rappresentazione e sull'accrescimento soccombendo esclusivamente sulla trasmissione della delazione. La struttura giuridica della sostituzione di cui agli artt. 688 e ss del cc è quella di una doppia delazione, la prima immediatamente efficace e la seconda condizionata alla sopravvenuta inefficacia (o inutilità) della prima delazione, stante la rinuncia o l'mpedimento ad accettare del primo delato.

E' esplicitamente prevista la sostituzione plurima laddove al primo delato subentri una pluralità di delati e quella reciproca caratterizzata dal fatto che ciascuno dei delati potrà essere il sostituto dell'altro.

Nella sostituzione fedecommissaria, l'istituito, soggetto incapace, coniuge, figlio o discendente del de cuius ha l'obbligo di conservare i beni del patrimonio ereditario (non potendo alienarli nè sottoporli a ipoteca in difetto di autorizzazione da parte del Tribunale) e restituirli, alla sua morte, al sostituito il quale, durante la vita dell'istituito, ha l'obbligo di prendersi cura dell'istituito in considerazione della sua condizione di incapacità.

La sostituzione fedecommissaria dà luogo, così, ad una peculiare forma di proprietà risolubile in favore dell'istituito.

Il sostituito può essere anche una persona giuridica e, in caso di premorienza o di estinzione dell'ente prima della morte dell'istituito, il patrimonio del de cuius sarà devoluto, alla morte dell'istituito, ai suoi eredi.

A parte il caso della sostituzione fedecommissaria, altre forme di sostituzione ancorate al decesso del primo istituito non sono ammesse in quanto costituirebbero dei vincoli alla libera circolazione dei beni.

In tale prospettiva una disposizione testamentaria che prevedesse tale sostituzione sarebbe, in parte qua, nulla ma rimarrebbe valida ed efficacie la prima istituzione.

Nella medesima prospettiva, in via testamentaria, non è ammessa la disposizione di usufrutto successivo; un usufrutto, cioè, che benefici successivamente due o più usufruttuari, con decorrenza dei diversi usufrutti dalla data del decesso dell'usufruttuario precedente. Non è, invece, illegittimo prevedere una successione di usufrutti a termine.

La giurisprudenza e la dottrina hanno individuato talune pattuizioni che raggiungono il medesimo risultato che si intendeva impedire con il divieto della sostituzione fedecommissaria (eccettuato il caso di cui all'art. 692 cc).

Si tratta del divieto di disporre dei beni del patrimonio ereditario, da considerarsi nullo se non confinato entro congrui limiti di tempo; della clausola si sine liberis decesserit con la quale si intende prevedere una sostituzione vincolata al fatto che l'istiuito deceda senza lasciare prole (in tal caso, la clausola è stata ritenuta nulla ove l'erede, al momento della confezione del testamento, fosse nell'impossibilità di avere dei figli e nel caso in cui il testatore fosse a conoscenza di tale circostanza).

E'legittimo invece, disporre separatamente della nuda proprietà e dell'usufrutto.

 

 

 





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