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Le cause di divorzio l'assegno divorzio e il divorzio congiunto
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Il divorzio è lo scioglimento del vincolo matrimoniale (rectius la cessazione dei suoi effetti civili) ed è stato introdotto in Italia dalla L. n. 898/1970 che ha specificamente individuato le cause che possono dar luogo allo scioglimento del matrimonio civile (o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario) e disciplinato le relative conseguenze patrimoniali e personali tra le quali merita naturalmente un cenno particolare la disciplina dell’assegno di divorzio.

Le cause di divorzio, quali individuate dalla L. n. 898/1970 sono:

la condanna all’ergastolo o alla pena detentiva per un periodo non inferiore ad anni quindici anche a seguito di più sentenze per delitti non colposi;

la condanna a pene detentive per qualificati reati ed in particolare per delitti relativi allo sfruttamento o al favoreggiamento della prostituzione;

la condanna a pene detentive per l’omicidio del figlio ovvero per il tentato omicidio del figlio o del coniuge;

che l’altro coniuge abbia conseguito all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o abbia contratto all’estero nuovo matrimonio;

che il matrimonio non sia stato consumato o sia passata in giudicato la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso a norma dell’art. 4 della L. n. 164 del 14 aprile 1982.

Tra le cause di divorzio, per la particolare frequenza nella prassi giudiziaria, va segnalata la fattispecie del passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale dei coniugi o dell’omologazione della separazione consensuale. In tali ipotesi è ammesso il ricorso per ottenere il divorzio a condizione che siano trascorsi tre anni dalla data del provvedimento presidenziale con il quale i coniugi sono stati autorizzati a vivere separati.

E’ ammesso il divorzio congiunto che si verifica allorché i coniugi concordano i propri rapporti personali e patrimoniali e le condizioni e le modalità d’educazione, istruzione e mantenimento della prole. Nell’ambito della disciplina del divorzio, sia esso congiunto o meno, occorre tener presente, con riferimento alle modalità dei rapporti dei genitori con la prole, la disciplina dell’affidamento condiviso di cui alla L. n. 54/2006 applicabile, per espressa disposizione di legge, anche nella fattispecie dello scioglimento del vincolo matrimoniale ed in quella della cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.

Tra le conseguenze che originano dal divorzio va segnalata la cessazione della comunione legale, ove la stessa non sia già venuta meno per effetto della separazione, e degli obblighi di collaborazione, coabitazione, assistenza morale e materiale e fedeltà conseguenti al matrimonio.

I coniugi, con la cessazione degli effetti civili del matrimonio, perdono i rispettivi diritti successori

Tra gli effetti personali debbono essere segnalati il cambiamento dello stato civile e la perdita del diritto, da parte della moglie, all’uso del cognome del marito salvo espressa autorizzazione da parte del tribunale ove il cognome del marito sia divenuto per la moglie un elemento di identificazione personale a livello sociale.

Tra gli effetti patrimoniali un cenno particolare merita la disciplina dell’assegno di divorzio.

Per effetto di quanto previsto dalla L. n. 74/1987 i presupposti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio sono l’assenza, per uno dei coniugi, di mezzi di sostentamento tali da mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e l’incapacità, per ragioni oggettive, di conseguire personalmente tali mezzi di sostentamento. L’assegno di divorzio, su accordo dei coniugi, può essere pagato in unica soluzione o altrimenti è soggetto a rivalutazione automatica. La legge appresta alcune garanzie a tutela del diritto di percepire l’assegno di divorzio e, cioè, la sequestrabilità dei beni del coniuge obbligato alla prestazione ed il potere di agire esecutivamente contro i terzi debitori del coniuge obbligato alla prestazione.

In tema di divorzio, occorre, poi, sottolineare come sussistano diritti che fanno capo iure proprio al coniuge divorziato (si tratta del diritto a percepire una quota del TFR dell’ex coniuge defunto, in proporzione al periodo di durata del matrimonio; del diritto a percepire la pensione di reversibilità in favore del coniuge divorziato che sia già titolare dell’assegno di divorzio e del diritto a percepire un assegno a carico dell’eredità in favore dell’ex coniuge superstite che sia già titolare dell’assegno di divorzio).   





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