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La separazione personale dei coniugi
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La separazione personale dei coniugi può essere ex art. 150 c.c. giudiziale o consensuale.
Anche la separazione consensuale, così come quella giudiziale, richiede l'intervento del Tribunale chiamato a omologare le condizioni della separazione consensuale.

L'art. 151 c.c. disciplina la separazione giudiziale che può essere chiesta al Tribunale da ciascuno dei coniugi quando si siano verificati fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o, comunque, quando la convivenza stessa risulti contraria agli interessi della prole.
 
La via della separazione giudiziale presuppone un disaccordo sulle condizioni della separazione o anche sulla scelta di separarsi.
 
E' possibile chiedere che la separazione sia addebitata ad uno dei coniugi quando l'intollerabilità della convivenza (o la sua contrarietà agli interessi della prole) sia riconducibile alla responsabilità di uno dei coniugi (cfr. art. 151 c.c.).
 
La separazione giudiziale con addebito determina l'insorgenza del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia stata addebitata la separazione che non possegga redditi propri (nè possa conseguirli) in grado di mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, il mantenimento dei diritti successori in capo al coniuge senza addebito e la perdita dei diritti successori da parte del coniuge con addebito. Il coniuge separato con addebito mantiene, invece, il diritto agli alimenti, concorrendone i relativi presupposti e, iure proprio, il diritto alla pensione di reversibilità.

La separazione consensuale dei coniugi, invece, disciplinata dall'art. 158 c.c. richiede, come visto, l'omologazione da parte del Tribunale che deve verificare che le condizioni della separazione consensuale siano rispondenti all'interesse della prole potendo, in difetto, rifiutare l'omologazione.

Gli effetti della separazione personale dei coniugi, sia essa una separazione giudiziale o una separazione consensuale sono la cessazione dell'obbligo della fedeltà (anche se, secondo parte della dottrina, l'effetto sarebbe esclusivamente un allentamento del vincolo), la cessazione dell'obbligo di collaborazione e di coabitazione, lo scioglimento della comunione legale e la cessazione della presunzione di paternità.
 
Secondo la giurisprudenza, invece, con la separazione personale dei coniugi non viene meno l'obbligo di assistenza morale e materiale. Come già accennato permangono i diritti successori reciproci salvo che la separazione sia addebitata nel qual caso permangono esclusivamente i diritti che possono essere vantati iure proprio (il diritto ad una quota del TFR del coniuge defunto ed alla pensione di reversibilità).
 
Permane, altresì, il diritto di ricevere gli alimenti concorrendone i relativi presupposti di legge.
 
La separazione personale dei coniugi può cessare ove i coniugi si riconcilino in maniera espressa o attraverso il comportamento concludente della ripresa della convivenza more uxorio (cfr. art. 157 c.c.). Si discute in dottrina se la riconciliazione sia un atto giuridico o un fatto eliminativo degli effetti giuridici della separazione personale.
 
A mente del nuovo art. 155 cc i figli, anche a seguito della separazione personale tra i coniugi mantengono il diritto ad intrattenere una relazione assidua con ciascun genitore e con ciascun ramo parentale e l'affido condiviso deve costituire l'opzione primaria del giudice chiamato a pronunciare la separazione giudiziale o ad omologare le condizioni della separazione consensuale.




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