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La revoca della donazione
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La revoca della donazione può avvenire, così come per ciò che riguarda la revoca delle disposizioni testamentarie, per ingratitudine o per sopravvenineza dei figli ai sensi dell'art. 800 cc.
 
La revoca della donazione è oggetto di un diritto potestativo ad esercizio giudiziale. La domanda giudiziale di revoca della donazione per ingratitudine non può essere introdotta se è trascorso un anno dal momento in cui si è presa conoscenza del fatto integrante la fattispecie d'ingratitudine.
 
In caso di sopravvenienza di figli, invece, il termine per la proposizione della domanda di revoca della donazione è quello di cinque anni dal momento della nascita dell'ultimo figlio o discendente legittimo o dalla relativa notizia o dal riconoscimento del figlio naturale.
 
La revoca della donazione per sopravvenienza dei figli è ammessa solo quando il donante, al momento della donazione, non aveva affatto figli o discendenti.
 
Ai sensi dell'art. 801 cc, le fattispecie d'ingratitudine che legittimano la revoca della donazione sono: i primi tre casi di indegnità individuati dall'art 463 cc in materia successoria e, in particolare, l'attentato alla persona del donante. Costituiscono ulteriori cause d'ingratitudine legittimanti la revoca della donazione, l'ingiuria grave subita dal donante ad opera del donatario ed il grave pregiudizio arrecato al patrimonio del donante dall'indebito rifiuto, da parte del donatario, di prestargli gli alimenti.
 
Non è ammessa la revoca delle donazioni obnuziali e di quelle rimuneratorie.




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