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L'obbligazione alimentare e il diritto agli alimenti

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L'obbligazione alimentare è disciplinata dagli artt. 433 e ss. del c.c. e presuppone, da un lato, la sussistenza di uno specifico rapporto giuridico (di diritto di famiglia o conseguente a donazioni  fatte dall'alimentando) tra il soggetto tenuto agli alimenti ed il benificiario e, dall'altro lato, la situazione di bisogno dell'alimentando (che, peraltro, determina anche la misura degli alimenti).

 
Il diritto agli alimenti ha natura di diritto personale con la conseguenza di essere intrasmissibile, imprescrittibile, impignorabile, insuscettibile di essere sottoposto ad esecuzione forzata, non alienabile, non suscettibile di essere compensato, neppure in ordine agli arretrati (cfr. l'art. 447 c.c.).
 
Il diritto agli alimenti che origina dall'obbligazione alimentare di cui agli artt. 433 c.c. e ss. si distingue dal diritto al mantenimento che origina, ad esempio, dalla filiazione o dalla separazione con addebito in quanto si caratterizza per la situazione di bisogno dell'alimentando che non costituisce presupposto costitutivo del diritto di mantenimento; il diritto agli alimenti, inoltre, pur dovendo tenere conto delle differenze di posizione sociale, è limitato, quanto al suo ammontare, proprio dallo stato di bisogno nel senso che esso non può eccedere la misura necessaria ad eliminare la situazione di bisogno medesima. Il diritto al mantenimento, invece, ha un oggetto più ampio comprendendo la soddisfazione non solo dei bisogni primari di vita ma anche delle esigenze non primaria correlate con un determinato tenore di vita.
 
L'obbligazione alimentare (e il diritto agli alimenti che ne consegue) sono, nel loro complesso, espressione del principio di solidarietà di cui all'art. 2 della Cost.

Esiste un ordine di graduazione di soggetti passivi dell'obbligazione alimentare; a mente dell'art. 433 c.c., dunque, l'obbligazione alimentare grava, nell'ordine:
sul coniuge;
sui figli legittimi, legittimati, naturali e adottivi e, in loro mancanza, sui discendenti prossimi, anche naturali;
sui genitori e, in loro mancanza, sugli ascendenti prossimi, anche naturali e sugli adottanti;
sui generi e sulle nuore;
sui suoceri e sulle suocere.
sui fratelli e sorelle, nei limiti dello stretto necessario.
 
In ogni caso, salvo che la donazione sia obnuziale o remuneratoria, il donatario è obbligato, nei limiti del valore della donazione ricevuta, con priorità su tutti gli altri obbligati (cfr. l'art. 437 c.c.).
 
L'obbligazione alimentare che grava sugli affini cessa quando viene meno il vincolo che determina l'affinità e, cioè, quando la persona che ha diritto agli alimenti è passata a nuove nozze o quando il coniuge da cui deriva l'affinità e i figli nati dalla sua unione con l'altro coniuge e i loro discendenti sono morti.
 
Il presupposto fondamentale del diritto agli alimenti è naturalmente lo stato di bisogno, quale definito dall'art. 438 c.c., a mente del quale gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. La misura del diritto agli alimenti è proporzionata, poi, alla situazione di bisogno di chi li domanda ed alle condizioni economiche di chi deve somministrarli. L'entità del bisogno, così come l'impossibilità di provvedere al proprio sostentamento,  debbono essere valutate in relazione alle capacità psico fisiche della persona, alla sua posizione sociale ed alle reali possibilità di svolgere un'attività lavorativa consona alla posizione sociale stessa.
 
L'obbligazione che grava sugli obbligati di pari grado è di tipo parziario nel senso che ciascun obbligato deve concorrere alla prestazione in proporzione alle proprie condizioni economiche; ha natura parziaria anche l'obbligazione che coinvolge obbligati di grado anteriore non in grado di sopportare interamente l'onere della prestazione e gli obbligati di grado posteriore.
 
L'autorità giudiziaria (il Presidente del Tribunale) può porre provvisoriamente a carico di uno solo tra gli obbligati di pari grado l'obbligazione alimentare, salvo il regresso nei confronti dei co obbligati.
 
L'obbligazione alimentare è un'obbligazione di durata e può, dunque, essere rivista, nell' ammontare del diritto agli alimenti, ovvero nella titolarità passiva dell'obbligazione alimentare con il variare delle condizioni economiche dell'alimentando del soggetto chiamato a prestare gli alimenti o degli obbligati di grado anteriore. In ogni caso l'obbligato di grado posteriore non può essere liberato dall'obbligazione alimentare se non quando sia stato imporsto all'obbligato di grado anteriore di somministrare gli alimenti (cfr. art. 440 c.c.).

L'obbligazione alimentare, inoltre, può essere adempiuta o mediante un assegno alimentare corrisposto in periodi anticipati oppure accogliendo e mantenendo nella propria casa il titolare del diritto agli alimenti.
 
Il diritto agli alimenti decorre dal giorno della domanda giudiziale ovvero dal giorno della messa in mora, qualora segua la domanda giudiziale nel termine dei successivi sei mesi.




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