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L'esecutore testamentario
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Come chiarito dalla giurisprudenza e dalla dottrina, quello dell'esecutore testamentario è un ufficio di diritto privato non rappresentativo; l'esecutore testamentario, infatti, esegue l'incarico in proprio e coltivando l'interesse all'esatta esecuzione della volontà testamentaria.
 
La figura dell'esecutore testamentario è prevista e disciplinata dagli artt. 700 e ss cc.
 
L'esecutore testamentario viene nominato direttamente dal testatore nel testamento al fine di dare esatta esecuzione alle sue ultime volontà. L'esecutore testamentario deve avere la piena capacità d'agire ed accettare (o rinunziare a) l'incarico davanti al Tribunale dell'aperta successione. La sua accettazione o la sua rinuncia devono essere annotate nel registro delle successioni.
 
L'esecutore testamentario, una volta nominato ed accettato l'incarico, ha la rappresentanza processuale attiva e passiva dell'eredità, il potere e l'obbligo di amministrarla (con atti diretti a conservarla, a liquidarla e a gestirla) ed il correlato possesso dei beni ereditari.
 
Il suo possesso sui beni ereditari dura per un anno ed è prorogabile dall'autorità giudiziaria per un altro anno ai sensi dell'art. 703 cc.
 
Con riferimento agli atti di straordinaria amministrazione, l'esecutore testamentario è tenuto a richiedere l'autorizzazione al Tribunale dell'aperta successione salvo che non si tratti di atti espressamente autorizzati dal testatore.
 
L'esistenza dell'esecutore testamentario esclude i poteri di amministrazione del chiamato prima dell'accettazione e la possibilità di nomina del curatore dell'eredità giacente. Di contro la nomina dell'esecutore testamentario è esclusa dall'accettazione beneficiata da parte di uno dei chiamati alla successione.
 
All'esecutore testamentario può essere delegata anche l'incombenza di procedere con la divisione ereditaria; la divisione posta in essere dall'esecutore testamentario ha carattere reale, ai sensi dell'art. 706 cc.




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