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l'azione di riduzione
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L'azione di riduzione, disciplinata dagli artt. 553 - 564 del cc, è l'azione mediante la quale i legittimari pretermessi ovvero lesi nella quota di riserva possono essere reintegrati nella quota ai medesimi spettante.
 
L'azione di riduzione può essere esperita nel termine di dieci anni dall'apertura della successione; la giurisprudenza ha ritenuto da ultimo che il termine decorra dal momento in cui l'erede abbia accettato la delazione - cfr. Cass n 20644 del 2004.

Sono legittimati attivi ad esperire l'azione di riduzione i legittimari, i loro eredi aventi causa e, in via surrogatoria, i loro creditori; legittimati passivi sono i legatari, i donatari e gli eredi destinatari delle disposizioni lesive. Con riferimento alle donazioni dissimulate, la giurisprudenza ha chiarito che, in sede di azione di riduzione, il legittimario inciso nella quota di riserva spettante, ai fini della prova della simulazione, deve considerarsi terzo con la conseguente disponibilità dei più ampi strumenti probatori in ordine all'intervenuta simulazione (in particolare con la possibilità di valersi della prova testimoniale e di quella per presunzioni)
 
Ai fini dell'esperimento dell'azione di riduzione è necessario che il legittimario che sia stato solo inciso nella quota al medesimo spettante e che intenda conseguirne la reintegra, accetti l'eredità con il beneficio d'inventario al fine di acclarare l'intervenuta lesione (si tratta di un onere che chiaramente non è concepibile in capo al legittimario pretermesso). In tale prospettiva, è anche necessario che, salva l'eventuale dispensa espressa con le formalità previste per la donazione da parte del de cuius, il legittimario imputi ex se le donazioni e i legati a lui fatti ex art. 564 cc secondo comma. Il rappresentante sarà chiamato ad imputare anche i legati e le donazioni fatte al rappresentato.
 
Onde verificare se vi sia stata la lesione della legittima occorrerà procedere alla stima dell'attivo ereditario, detraendo dalla massa attiva, calcolata con il valore posseduto alla data dell'apertura della successione, i debiti ereditari, ivi comprese le spese per la morte del defunto. Il patrimonio netto ereditario risultante dalla differenza tra attivo e passivo, andà poi maggiorato, con la riunione fittizia, del valore delle donazioni fatte in vita dal de cuius. Sul risultato finale andranno calcolate le quote dei legittimari e verificata l'eventuale lesione della legittima.
 
In caso di lesione potranno essere ridotte le disposizioni lesive e, in tal caso, saranno oggetto di riduzione, nellordine: le quote legali ab intestato, le disposizioni testamentarie, senza distinzione tra legati ed istituzioni di erede in via proporzionale, le donazioni a cominciare dall'ultima risalendo via via alle anteriori.

Con riferimento alle donazioni, mette conto rilevare che non sono suscettibili di riduzione decorsi venti anni dalla relativa trascrizione, salvo il caso, per i figli ed il coniuge, in cui sia stato notificato al donante un atto stragiudiziale d'opposizione trascritto nei registri immobiliari.

L'azione di riduzione vera e propria è d'accertamento costitutivo in quanto volta all'accertamento dell'intervenuta lesione della legittima e della conseguente inefficacia della disposizione lesiva.
 
Essa deve, dunque, affiancarsi ad un'azione di restituzione da svolgersi nei confronti del beneficiario della disposizione lesiva e, in subordine, dei terzi aventi causa dal beneficiario ove l'escussione sui beni del medesimo non abbia sortito l'effetto della reintegrazione della quota di legittima incisa. Nei confronti dei terzi il legittimario potrà domandare la restituzione del bene oggetto della disposizione lesiva ma i terzi potranno estinguere l'obbligazione pagando l'equivalente in danaro. 




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