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il nuovo giustificato motivo oggettivo e il diritto alla reintegra
La manifesta insussistenza del giustificato motivo oggettivo di licenziamento e la possibilità del giudice di disporre la reintegra del lavoratore nel posto di lavoro...che accade se la manifesta insussistenza riguarda la dedotta impossibilità di utilizzare altrimenti il lavoratore? 
 
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Con la modifica dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ad opera della l. n. 92 del 2012, gli effetti giuridici conseguenti all'illegittimità del licenziamento intimato per giustificato motivo oggettivo sono diversificati a seconda che il motivo oggettivo addotto a sostegno del licenziamento si riveli insussistente o "manifestamente" insussistente in quanto, solo in quest'ultima ipotesi, il giudice potrà somministrare la tutela reale.
 
Si sta ponendo, nella giurisprudenza di merito, la questione se l'inutilizzabilità aliunde del lavoratore sia un elemento che possa essere ricompreso nel fatto, con la conseguenza che la sua manifesta insussistenza può condurre alla tutela reale, ovvero se si tratti di una circostanza da ricondurre nella nozione di "altre ipotesi" cui il legislatore ha collegato solo conseguenze indennitarie.
 
L'art. 18 prevede infatti che "Il giudice applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del presente articolo nell'ipotesi in cui accerti il difetto di giustificazione del licenziamento intimato, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68, per motivo oggettivo consistente nell'inidoneita' fisica o psichica del lavoratore, ovvero che il licenziamento e' stato intimato in violazione dell'articolo 2110, secondo comma, del codice civile. Puo' altresi' applicare la predetta disciplina nell'ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma".
 
Con ordinanza  del 20 novembre 2012 del Tribunale di Milano Est. Casella (conf. ordinanza del Tribunale di Roma 8 agosto 2013 - est. Pagliarini), è stata adottata la soluzione interpretativa per la quale l'obbligo di repechage non rientra nel fatto la cui manifesta insussistenza può dar luogo alla tutela reale.
 
Si legge, nella citata ordinanza "Alla luce di ciò, occorre a questo punto verificare se, in caso di licenziamento per soppressione del posto di lavoro, il mancato adempimento all'obbligo di repechage dà luogo alla reintegrazione nel posto di lavoro. Ritiene lo scrivente giudice che l'ipotesi di cui si discute esuli propriamente dal concetto di "fatto posto a fondamento del licenziamento" (la cui manifesta insussistenza può indurre il Giudice ad applicare la tutela reintegratoria attenuata di cui al co. 4) e debba essere ricollegata alle "altre ipotesi" in cui il Giudice, pur accertando profili di illegittimità del licenziamento, dichiara comunque il rapporto di lavoro risolto e si limita a condannare il datore di lavoro a risarcire il danno". 
 
In sesno critico, si è osservato che la nozione di giustificato motivo oggettivo di licenziamento comprende la soppressione del posto di lavoro causata da una riorganizzazione o da un ridimensionamento aziendale unitamente all'impossibilità di una riutilizzazione del lavoratore in altre mansioni nel complesso aziendale. Si è, cioè, osservato che l'inutilizzabilità aliunde del lavoratore entra a far parte del fatto oggettivo che rende giustificato il licenziamento con la conseguenza che anche la manifesta insussistenza di tale presupposto dovrebbe poter condurre alla reintegra (si pensi all'ipotesi in cui con la memoria difensiva il datore di lavoro alleghi l'impossibilità di utilizzare il lavoratore in un reparto per la completezza dell'organico e risulti, all'esito dell'istruttoria, l'avvenuta assunzione di lavoratori in detto reparto per lo svolgimento di mansioni fungibili con quelle del ricorrente licenziato per GMO).
 
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