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I patti successori

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L'art. 458 c.c. prevede la nullità dei patti successori con i quali si dispone di una successione non ancora aperta.

I patti successori possono essere istitutivi, dispositivi o abdicativi.

Con i patti successori istitutivi, il de cuius dispone della propria successione con atto tra vivi, con i patti successori dispositivi, l'erede dispone di diritti che acquisirà per effetto della successione e con i patti successori abdicativi rinuncia ai diritti che gli spetteranno su una successione non ancora aperta.

La ratio della nullità dei patti successori risiede, a seconda della tipologia del patto, nella tutela della volontà del de cuius che deve poter sempre revocare il proprio testamento, nella tutela dei soggetti prodighi nonchè nel generale interesse ad evitare situazioni che potrebbero determinare la volontà della morte del soggetto della cui successione si tratta.

I patti successori istitutivi, dispositivi o abdicativi sono anche detti patti successori reali e si distinguono dai patti successori obbligatori con i quali il de cuius o l'erede si impegnano a porre in essere determinati atti con riferimento alla futura successione.

In tal caso, ferma restando la nullità del patto successorio, si pone la questione relativa alla sorte dell'eventuale atto esecutivo del patto successorio. Vi è chi ha ritenuto che l'atto esecutivo sia nullo per illiceità del motivo, ai sensi dell'art. 626 c.c. e chi, invece, ritiene che l'atto sia annullabile per errore di diritto.

Esistono, poi, altre fattispecie sulla cui riconducibilità nell'alveo dei patti successori si discute in dottrina. La prima di queste fattispecie è la donazione a causa di morte che è da considerarsi nulla in quanto integra un patto successorio vietato. Differente, invece, è il caso della donazione con termine iniziale dal momento della morte del donante o sotto la condizione sospensiva si premoriar, in quanto, in tali ipotesi, l'attribuzione è immediata e la morte rappresenta esclusivamente il momento a decorrere dal quale si producono gli effetti della donazione o l'evento da cui dipende il prodursi di tali effetti (anche su questo tipo di donazioni le opinioni in merito alla loro validità in relazione al divieto dei patti successori divergono; per la tesi della nullità, si veda Cass. Civ. n. 4053 del 24 aprile 1987, per la tesi della validità, si veda Cass. Civ. n. 1547/1986).

Altra fattispecie riconducibile, secondo una delle ricostruzioni proposte, al genus dei patti successori è quella del contratto a favore di terzo con effetti dalla morte dello stipulante di cui alla'rt. 1412 c.c. In tal caso la volontà del de cuius è, comunque, salvaguardata dalla possibilità di revocare il beneficio anche con una disposizione testamentaria e quantunque il terzo abbia dichiarato di volerne approfittare. Anche in questo caso, alla tesi secondo cui il contratto a favore di terzo con effetti dalla morte dello stipulante sarebbe un patto successorio eccezionalmente ammesso, si contrappone la tesi che vede, in tale fattispecie, un'attribuzione immediata, ciò che trarrebbe conferma dal fatto che l'attribuzione, in caso di premorienza del terzo, formerebbe oggetto della sua successione.

Un ulteriore tipo contrattuale eventualmente elusivo del divieto dei patti successori è il mandato post mortem. Con tale contratto il de cuius potrebbe, infatti, incaricare un terzo di attribuire diritti sul patrimonio ereditario successivamente alla sua morte (ed in tal caso il contratto integrerebbe un patto successorio e sarebbe, per l'effetto, nullo ex artt1344 e  458 cc) ma potrebbe anche conferire un valido incarico da eseguirsi dopo la sua morte senza alcun riferimento al patrimonio ereditario.

Con la L. n. 55 del 14 febbraio 2006 il Legislatore ha previsto il patto di famiglia e, cioè, un contratto plurilaterale con la partecipazione necessaria del coniuge e degli altri legittimari esistenti al momento della stipula; esso realizza una peculiare forma di anticipazione degli effetti successori volta a regolamentare la successione nella conduzione dell'azienda della quale  il de cuius sia titolare o la quota (si ritiene di controllo) della società dal medesimo detenuta in vita. Tale patto è stato espressamente previsto come ammesso in deroga al divieto di patti successori.  





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