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giurisprudenza sui rapporti di lavoro dei soci di cooperative
La giurisprudenza in merito alle questioni più problematiche relative ai rapporti di lavoro dei soci alle dipendenze delle società cooperative prima e dopo la legge n 142 del 2001 - focus sui rapporti tra esclusione del socio e recesso dal rapporto di lavoro 
 
 
Cassazione civile    sez. lav. 08/02/2011 n 3043

In tema di licenziamento disciplinare irrogato da una società cooperativa di produzione e lavoro, l'onere probatorio della sussistenza anche del rapporto associativo con il lavoratore compete alla società e, ove tale onere non sia assolto, deve escludersi la possibilità di attribuire al medesimo la qualità di socio-lavoratore, dovendo egli essere considerato un lavoratore subordinato puro e semplice, con conseguente inapplicabilità dell'art. 2 l. 3 aprile 2001 n. 142, il quale, nel caso in cui venga a cessare, con il rapporto di lavoro, anche quello associativo, prevede che ai soci lavoratori si applica la l. 20 maggio 1970 n. 300, con esclusione dell'art. 1


Cassazione civile    sez. lav. 05/07/2011 14741


In tema di società cooperative, l'inadempimento che giustifica l'esclusione del socio lavoratore ai sensi dell'art. 2533 c.c. deve essere qualificato in termini di specifica gravità e presuppone, pertanto, anche una valutazione del tempo trascorso fra la mancanza addebitata e la reazione da parte della società recedente, dovendosi ritenere non conforme ai criteri legali, anche alla luce delle regole di buona fede e correttezza, l'esclusione disposta a notevole distanza di tempo dai fatti addebitati, mentre resta escluso che nella clausola che sanziona la « violazione dello spirito mutualistico e solidaristico della cooperativa » sia ascrivibile la tutela in giudizio dei diritti del socio, salvo che si dimostri che la tutela giudiziaria fosse strumentale al perseguimento di finalità indebite, del tutto estranee alla legittima (anche se eventualmente infondata nel merito) protezione dei propri interessi giuridici.


Cassazione civile    sez. lav. 28/07/2011 n 16620


La controversia fra il socio e la cooperativa di produzione e lavoro, attinente a prestazioni lavorative comprese fra quelle che il patto sociale pone a carico dei soci per il conseguimento dei fini istituzionali, per effetto dell'art. 5 della l. n. 142 del 2001, rientra nella competenza funzionale del giudice del lavoro in quanto il rapporto da cui trae origine è, di natura complessa, insieme associativo e di lavoro autonomo o subordinato. Ne consegue che la clausola compromissoria, contenuta nello statuto della cooperativa, non è idonea ad impedire la valida adizione dell'autorità giudiziaria ove tale facoltà non fosse stata prevista, in conformità della previsione di cui all'art. 412 ter (nel testo vigente ratione temporis, in sede di accordo collettivo nazione di lavoro.



Cassazione civile    sez. lav. 21/06/2010 n 14906

Premesso che la l. n. 142 del 2001 ha previsto la possibilità che il socio lavoratore di cooperativa instauri, a latere del rapporto associativo, un ulteriore e diverso rapporto di lavoro, in forma autonoma o subordinata, con cui contribuisce al perseguimento degli scopi sociali, incombe tuttavia al socio lavoratore fornire la prova dell’esistenza degli indici atti a fare ritenere l’esistenza della subordinazione.Nelle società di persone è configurabile un rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci purché ricorrano due condizioni: a) che la prestazione non integri un conferimento previsto dal contratto speciale; b) che il socio presti la sua attività lavorativa sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia; il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con la suddetta configurabilità, sicché anche quando esse ricorrano è comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due condizioni.



Cassazione civile    sez. lav. 08/04/2010 n 8346


Il socio lavoratore di cooperative può instaurare, oltre al rapporto associativo, un ulteriore e diverso rapporto di lavoro, in forma autonoma o subordinata, con cui contribuire al raggiungimento degli scopi sociali. Se, infatti, la partecipazione alle assemblee è indicativa dello status di socio della cooperativa, ciò non esclude che lo stesso possa avere anche un rapporto di lavoro dipendente. Spetterà al giudice di merito verificarlo, ma incombe al socio lavoratore l’onere di fornire la prova dell’esistenza degli indici diretti a far ritenere l’esistenza della subordinazione.


Cassazione civile    sez. lav. 04/05/2009 10240

La disciplina della l. 3 aprile 2001 n. 142 trova applicazione al rapporto fra il socio lavoratore e la società cooperativa che si sia estinto successivamente all'entrata in vigore della stessa, né tale efficacia può ritenersi differita e subordinata all'approvazione del regolamento interno previsto dall'art. 6 della legge.


Cassazione civile    sez. lav. 24/02/2009 4415


Nel regime anteriore a quello dettato dalla l. 3 aprile 2001 n. 142, i soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro possono prestare la loro opera nell'ambito della cooperativa sia come lavoratori autonomi, sia come lavoratori subordinati e, in quest'ultimo caso, non è dagli elementi caratteristici della subordinazione in senso materiale che può dedursi la costituzione di un rapporto di siffatto tipo occorrendo, a tal fine, che lo statuto della società contempli, o comunque non escluda, la possibilità di costituire con i soci distinti rapporti lavorativi inerenti all'oggetto sociale; ne consegue che, solo ove sia provato un distinto rapporto di lavoro subordinato a lato del rapporto societario, potrà trovare applicazione la disciplina di garanzia recata dall'art. 7 l. 20 maggio 1970 n. 300.

4. Il ricorso è infondato. "L'attività lavorativa svolta dal socio di una cooperativa di lavoro e produzione non è sempre ricollegabile al rapporto societario, con conseguente assoluta esclusione della configurabilità di un rapporto di lavoro, atteso che le parti ben possono, nella loro autonomia negoziale, stabilire convenzionalmente che prestazioni lavorative del socio, pur se riferibili all'oggetto sociale, siano espletate nell'ambito di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, anzichè in adempimento del contratto sociale".
(così Cass. 14.3.1992 n. 3146). "Nel regime anteriore a quello dettato dalla L. n. 142 del 2001 ... i soci di cooperative di produzione e lavoro non possono considerarsi dipendenti delle medesime per le prestazioni volte a consentire ad esse il conseguimento dei fini istituzionali e rese secondo le prescrizioni del contratto sociale; in particolare non rileva, ai fini della riconducibilità dell'attività dei soci ad un distinto rapporto di lavoro subordinato, la circostanza che essi siano tenuti all'osservanza di orari predeterminati, percepiscano compensi commisurati alle giornate di lavoro e debbano osservare direttive, nè che nei loro confronti sia applicata, quanto all'esercizio del potere disciplinare o altri aspetti, una normativa collettiva, restando salva la possibilità che lo statuto della società contempli, o non escluda, la possibilità di costituire con i soci distinti rapporti di lavoro inerenti all'oggetto sociale. I soci lavoratori possono, pertanto,prestare la propria opera nell'ambito della cooperativa, sia come lavoratori autonomi, sia come lavoratori subordinati, e in quest'ultimo caso non è dagli elementi caratteristici della subordinazione in senso materiale che può dedursi la costituzione di un rapporto distinto da quello societario": Cass. 19.6.2004 n. 16281.
5. La Corte di Appello ha applicato i principi suesposti, accertando che nel regime applicabile "ratione temporis" occorre la prova di un distinto rapporto di lavoro subordinato a lato del rapporto societario e che nella specie tale doppio rapporto non è stato dimostrato, onde il presunto licenziamento in tronco si risolve in una esclusione del socio, non soggetta alla L. n. 300 del 1970, art. 7. Trattasi di accertamento in fatto, in suscettibile di riesame da parte di questa Corte di Cassazione se non sotto il profilo del vizio di motivazione. Vizio che non sussiste, avendo la Corte di Appello pronunciato con motivazione adeguata, scevra da lacune logiche e contraddizioni.



Cassazione civile    sez. lav. 19/08/2004 n 16281


Nel regime anteriore a quello dettato dalla l. 3 aprile 2001 n. 142 (il cui art. 1, comma 3, dispone che i soci lavoratori devono stipulare un distinto contratto di lavoro, autonomo o subordinato), i soci di cooperative di produzione e lavoro non possono considerarsi dipendenti delle medesime per le prestazioni volte a consentire ad esse il conseguimento dei fini istituzionali e rese secondo le prescrizioni del contratto sociale; in particolare, non rileva, ai fini della riconducibilità dell'attività dei soci ad un distinto rapporto di lavoro subordinato, la circostanza che essi siano tenuti all'osservanza di orari predeterminati, percepiscano compensi commisurati alle giornate di lavoro e debbano osservare direttive, nè che nei loro confronti sia applicata, quanto all'esercizio del potere disciplinare o ad altri aspetti, una normativa collettiva restando salva la possibilità che lo statuto della società contempli, o non escluda, la possibilità di costituire, con i soci, distinti rapporti di lavoro inerenti all'oggetto sociale. I soci lavoratori, pertanto, possono prestare la loro opera nell'ambito della cooperativa, sia come lavoratori autonomi, sia come lavoratori subordinati, e, in quest'ultimo caso, non è dagli elementi caratteristici della subordinazione in senso materiale che può dedursi la costituzione di un rapporto distinto da quello societario. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, attribuendo rilievo alla materiale subordinazione, aveva ritenuto sussistente tra la cooperativa e il socio un rapporto di lavoro subordinato, non considerando adeguatamente altri elementi, quali la verifica della natura, dell'oggetto e dello scopo sociale della cooperativa sulla base dell'atto costitutivo e delle norme statutarie; la partecipazione del socio lavoratore all'attività sociale, in assenza dell'utilizzazione fraudolenta o simulata dello strumento della cooperazione; la rispondenza dell'attività lavorativa all'oggetto sociale, anche in relazione alle modalità previste dal contratto sociale per l'impiego dei soci lavoratori; la possibilità, contemplata dalle norme statutarie, di costituzione di rapporti di lavoro subordinato con i soci e la verifica dell'eventuale volontà espressa dalle parti in tal senso).


Dopo qualche oscillazione, nella più recente giurisprudenza di questa Corte risulta definito il principio secondo cui - nel regime anteriore a quello dettato dalla legge 3 aprile 2001, n. 142, il cui art. 1, comma 3, dispone che i soci lavoratori devono stipulare un distinto contratto di lavoro, autonomo o subordinato - i soci di cooperative di produzione e lavoro non possono essere considerarti dipendenti delle medesime per le prestazioni rivolte a consentire ad esse il conseguimento dei fini istituzionali e rese secondo le prescrizioni del contratto sociale; in particolare, non rileva, ai fini della riconducibilità dell'attività del socio ad un distinto rapporto di lavoro subordinato, la circostanza che i soci siano tenuti all'osservanza di orari predeterminati, percepiscano compensi commisurati alle giornate di lavoro e debbano osservare direttive, né che nei loro confronti sia applicata, quanto all'esercizio del potere disciplinare o ad altri aspetti, una normativa collettiva (Cass. 7046/1998; 12777/1999; 9294/2000; 10183/2002; 15750/2003). Fondamento di questo orientamento è che il rapporto sociale è idoneo (nel regime giuridico applicabile alla fattispecie de quo) ad attrarre nella sua funzione economico-sociale la prestazione di lavoro resa in condizioni di materiale subordinazione, e di ciò prende atto la legge, che via via è andata assimilando i diritti del socio a quelli propri del lavoratore subordinato (sia sul piano del rapporto sociale che su quello contributivo: vedi Cass. s.u. 10906/1998).
Il rapporto di lavoro subordinato pub ritenersi sussistente solo nel caso in cui si deduca, dall'effettiva volontà delle parti o dalle circostanze concrete in cui il rapporto si è sviluppato, che il contratto cooperativistico sia stato utilizzato in modo simulato o fraudolento (Cass. 12777/1999, cit.; 1917/1998).
Tuttavia, fermo restando questo principio, non è escluso che le parti possano decidere di dar vita a contratti distinti e diversi, stabilendo che le prestazioni lavorative del socio, pur riferibili al raggiungimento dei fini istituzionali della cooperativa, siano espletate nell'ambito di un contratto di lavoro subordinato. L'accertamento dell'esistenza di questo tipo di rapporti spetta al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità se motivato in modo adeguato e corretto (Cass. 7559/1998 cit.; 3146/1992: 1170/1989; 992/1989). Va tuttavia puntualizzato come simili pattuizioni siano stipulabili solo ove lo statuto stesso contempli, o comunque non escluda, la possibilità di costituire con i soci distinti rapporti di lavoro inerenti all'oggetto sociale (cfr. Cass. 992/1989 cit.; 4799/2004).
Dalle suesposte considerazioni, discende che i soci lavoratori possono prestare la loro opera nell'ambito della cooperativa, sia in forza esclusivamente degli obblighi assunti con il patto sociale, sia come lavoratori autonomi, sia come lavoratori subordinati e che, in questo ultimo caso, come già avvertito, non è dagli elementi caratteristici della subordinazione in senso materiale (vincolo ad un orario di lavoro, retribuzione commisurata alle giornate lavorative, osservanza delle direttive, assoggettamento al potere disciplinare, applicazione della normativa collettiva, ecc.) che può dedursi la costituzione di un rapporto distinto da quello societario (Cass. 11381/1992).
L'erronea prospettiva giuridica secondo la quale il lavoro del socio in situazione di materiale subordinazione origina in ogni caso un rapporto (di lavoro subordinato) diverso e distinto da quello sociale, ha fatto sì che la Corte di Lecce non abbia proceduto alle indagini indispensabili per la risoluzione della controversia e precisamente:
a) verifica della natura, oggetto e scopo sociale della società cooperativa sulla base dell'atto costitutivo e delle norme statutarie;
b) accertamento della partecipazione in qualità di socia lavoratrice della Spalluto all'attività sociale, in assenza dell'utilizzazione fraudolenta o simulata dello strumento della cooperazione;
c) rispondenza dell'attività lavorativa all'oggetto sociale, anche in relazione alle modalità previste dal contratto sociale per l'impiego dei soci lavoratori;
d) possibilità, contemplata dalle norme statutarie, di costituzione di rapporti di lavoro subordinato con i soci e verifica dell'eventuale volontà espressa dalle parti in tal senso.
Pertanto, in accoglimento del ricorso per quanto di ragione, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte di appello di Bari che, in applicazione dei principi di diritto sopra enunciati, dovrà procedere alle indispensabili indagini. Il giudice di rinvio provvederà anche a regolare le spese del giudizio di cassazione.




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