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assegno per il nucleo familiare e famiglia di fatto
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Con la sentenza n 14783 del 18 giugno 2010, la Sezione Lavoro della Suprema Corte ha affrontato la questione di cosa debba intendersi per nucleo familiare ai fini del riconoscimento degli assegni per il nucleo familiare ai sensi dell'art. 2 del DL n 69 del 13 marzo 1988 convertito nella legge 13 maggio 1988 n 153. La posizione dell'Inps, non condivisa dalla Suprema Corte, era che requisito imprescindibile per il riconoscimento dell'assegno fosse che i figli, sia pure solo legalmente riconosciuti, fossero inseriti nel contesto della famiglia legittima. Diversamente la Suprema Corte ha affermato che è condizione sufficiente al riconoscimento dell'assegno per il nucleo familiare il fatto che i figli siano riconosciuti non essendo, al riguardo, rilevante che il nucelo familiare sia fondato sul matrimonio o che, invece, come nel caso di specie, si fondi su un vincolo more uxorio.

Cassazione Civile  Sez. Lav. del 18 giugno 2010 n. 14783
In tema di assegni famigliari, la normativa in materia richiede la condizione di figlio naturale riconosciuto, non necessariamente l'inserimento nella famiglia legittima. Il concetto di nucleo familiare delineato dal legislatore in questa sede va al di là della famiglia configurata dal matrimonio e ricomprende anche i figli nati fuori del matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima.

L'assegno per il nucleo familiare spetta anche per i figli nati fuori dal matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima.

Il diritto all'assegno per il nucleo famigliare compete anche in relazione ai figli riconosciuti nati nell'ambito di una coppia di fatto, sente che rilevi la circostanza che il genitore sia ancora legato in matrimonio con altra persona, atteso che la nozione di « nucleo familiare » delineata dal legislatore presuppone solamente la condizione di figlio naturale riconosciuto, e non anche l'inserimento nella famiglia legittima. Il diritto all'assegno per il nucleo famigliare compete anche in relazione ai figli riconosciuti nati nell'ambito di una coppia di fatto, sente che rilevi la circostanza che il genitore sia ancora legato in matrimonio con altra persona, atteso che la nozione di « nucleo familiare » delineata dal legislatore presuppone solamente la condizione di figlio naturale riconosciuto, e non anche l'inserimento nella famiglia legittima.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                           
Dott. ROSELLI    Federico                           -  Presidente   - 
Dott. AMOROSO    Giovanni                      -  Consigliere  - 
Dott. NOBILE     Vittorio                            -  Consigliere  - 
Dott. MORCAVALLO Ulpiano                  -  Consigliere  - 
Dott. CURZIO     Pietro                               -  rel. Consigliere  - 
ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10827/2007 proposto da:
I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in  ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l'Avvocatura Centrale  dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati FABIANI  GIUSEPPE, DI MEGLIO ALESSANDRO, TRIOLO VINCENZO, giusta mandato in  calce al ricorso;

ricorrente –

contro

C.G.;

intimato –

avverso la sentenza n. 600/2005 della CORTE D'APPELLO di PERUGIA,  depositata il 31/03/2006 r.g.n. 730/04;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del  20/05/2010 dal Consigliere Dott. PIETRO CURZIO; 
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.  SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

FATTO E DIRITTO

C.G. convive more uxorio con M. F. dal 1992. Hanno avuto tre figli, ancora minori, tutti legalmente riconosciuti, conviventi con loro e loro carico. Il C., tuttavia, è ancora sposato con altra persona, vissero insieme per pochi mesi, non si sono separati legalmente per asserita mancanza di disponibilità economica.
Il C. richiese all'INPS il pagamento dell'assegno per il nucleo familiare per i tre figli minori a suo carico. L'INPS respinse l'istanza. Il lavoratore lo convenne in giudizio.
Il Tribunale di Perugia, accogliendo la domanda, ha così provveduto: "dichiara il diritto del ricorrente a percepire gli assegni per il nucleo familiare per i figli naturali legalmente riconosciuti e conviventi ... Dichiara illegittimo il provvedimento di diniego dell'INPS e autorizza la percezione di detti assegni da parte del ricorrente".
La Corte d'Appello di Perugina ha rigettato l'impugnazione dell'INPS con sentenza pubblicata il 31 marzo 2006.
L'Istituto ricorre per cassazione formulando un unico motivo di ricorso.
Il C. non ha svolto l'attività difensiva.
La tesi dell'INPS è che l'assegno non può essere riconosciuto poichè i tre figli del C. non risultano immessi nel nucleo sorto con il matrimonio, in quanto il nucleo familiare del C. risulta tuttora formalmente costituito con la moglie.
Secondo l'istituto la sentenza impugnata avrebbe violato la L. 13 maggio 1988, n. 153, art. 2, e l'art. 252 c.c., nonchè l'art. 14 preleggi.
Il ricorso non è fondato.
L'istituto dall'assegno per il nucleo familiare, prese il posto degli assegni familiari; fu istituito e regolato dal D.L. 13 marzo 1988, n. 69, "Norme in materia previdenziale, per il miglioramento delle gestioni degli enti portuali ed altre disposizioni urgenti", convertito, con modificazioni nella L. 13 maggio 1988, n. 153.
La L. del 1988, art. 2, stabilì che spetta ai lavoratori dipendenti privati e pubblici e ai pensionati e compete in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti ed al reddito del nucleo familiare.
Il sesto comma specifica cosa debba intendersi, ai fini di questa normativa, per "nucleo familiare".
Il nucleo familiare "è composto dai coniugi, con esclusione del coniuge legalmente ed effettivamente separato, e dai figli ed equiparati, ai sensi del D.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, art. 38, di età inferiore ai 18 anni" (L. n. 153 del 1988, art. 2, comma 6).
L'equiparazione ai figli prevista dall'art. 38, cit. riguarda "i figli adottivi e gli affiliati, quelli naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, quelli nati da un precedente matrimonio dell'altro coniuge, nonchè i minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norma di legge" (D.P.R. n. 818 del 1957, art. 38).
Per "figlio naturale riconosciuto", ai sensi dell'art. 250 c.c., si intende il figlio riconosciuto nei modi previsti dall'art. 254 c.c., (nell'atto di nascita o con apposita dichiarazione davanti all'ufficiale dello stato civile, ad un notaio, in un atto pubblico o con un testamento) dal padre o dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente che separatamente.
Il codice civile detta anche la disciplina dell'affidamento del figlio naturale e del suo inserimento nella famiglia legittima (art. 252 c.c.), ma ciò non incide sulla condizione di figlio naturale riconosciuto, che rimane tale anche in assenza di inserimento nella famiglia legittima.
La normativa sull'assegno richiede la condizione di figlio naturale riconosciuto, non necessariamente l'inserimento nella famiglia legittima. Il concetto di nucleo familiare delineato dal legislatore in questa sede va al di là della famiglia configurata dal matrimonio e ricomprende anche i figli nati fuori del matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima.
Nel caso in esame, il C., coniugato con una persona, ma convivente da anni con altra persona, ha riconosciuto i tre figli avuti dalla convivente ed ha provato che i minori vivono a suo carico, in quanto egli provvede al loro mantenimento (il punto non è oggetto di contrasto). Ciè è necessario e sufficiente ai fini del diritto alla percezione dell'assegno per il nucleo familiare per i tre figli naturali.
Il ricorso dell'INPS pertanto deve essere rigettato. Nulla sulle spese in quanto il C. non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 giugno 2010
 
 





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