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L'assegno di mantenimento dei figli

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la determinazione dell'assegno di mantenimento in sede di separazione

La Suprema Corte di Cassazione, con dure recentissime pronunce, ha con chiarezza esplicitato i criteri per la determinazione dell'assegno di mantenimento per i figli in caso di separazione individuando, nell'art. 147 cc, la fonte dell'obbligo e nell'art. 148 cc il criterio di riparto dello stesso tra i coniugi.

Più in particolare, la Corte ha evidenziato la natura non esclusivamente alimentare dell'assegno di mantenimento dei figli, evidenziando, in armonia con il già richiamato disposto di cui all'art. 147 cc, come l'assegno di mantenimento assolva alla funzione di garantire ai figli il soddisfacimento di esigenze di carattere scolastico, sportivo, sanitario, sociale e ciò nel rispetto delle attitudini dei figli minori ed in relazione alla loro età.

La Suprema Corte, per il riparto dell'onere relativo all'assegno di mantenimento, ha, come anticipato, utilizzato il parametro di cui all'art. 148 cc così statuendo che il concorso dei coniugi debba essere stabilito non solo sulla base delle sostanze di ciascuno ma anche sulla base delle capacità di lavoro professionale e casalingo, valorizzando pertanto il criterio delle potenzialità reddituali.

 

Cassazione Civile  Sez. I del 15 maggio 2009 n. 11291
In sede di separazione, nel fissare il contributo che ogni genitore è chiamato a versare per determinare l'importo dell'assegno di mantenimento in favore del figlio, non rilevano soltanto le sostanze a disposizione dei due genitori; il giudice del merito, infatti, deve valorizzare anche le potenzialità reddituali che sono state accertate in capo a ciascuno dei coniugi, tenendo conto delle rispettive capacità di lavoro, professionale o casalingo.

Cassazione Civile Sez. I del 15 maggio n. 11291

 

Cassazione Civile  Sez. I del 19 maggio 2009 n. 11538
In tema di assegno di mantenimento da corrispondere ai figli minorenni, il giudice del merito non può disporne la riduzione, pur trattandosi di una somma cospicua, sul solo rilievo che un assegno di importo elevato potrebbe risultare diseducativo; tale motivazione, infatti, seppur non illogica non è aderente al dettato normativo, che impone di determinare la contribuzione considerando le esigenze della prole in rapporto al tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori e le risorse ed i redditi di costoro.

Cassazione Civile Sez. I del 19 maggio 2009 n. 11538





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