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Assegno divorzile
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L'assegno divorzile è previsto e disciplinato dall'art. 5 della Legge n 898 del 1970 che, al comma 6, fissa i presupposti per il suo riconoscimento ed i criteri per la sua quantificazione individuando i primi nell'insussitenza di mezzi adeguati per uno dei coniugi e nell'impossibilità oggettiva di procurarseli ed i secondi nelle condizioni dei coniugi, nelle ragioni della decisione, nel contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, nel reddito di entrambi, anche in rapporto alla durata del matrimonio.
 
A mente del successivo comma 8 l'assegno divorzile può essere anche corrisposto in unica soluzione e la sua corresponsione cessa se il coniuge, al quale deve essere corrsiposto, passa a nuove nozze (cfr. il successivo comma 10). Sempre sul piano generale deve rammentarsi come i criteri per la determinazione dell'assegno divorzile siano ritenuti dalla giurisprudenza di legittimità più recente parametri validi anche per la quantificazione dell'assegno di separazione.

Si è posta in giurisprudenza, di recente, la questione se le cause del divorzio possano incidere sull'an della corresponsione dell'assegno divorzile e, in particolare, il questito se la cessazione degli effetti civili del matrimonio che sia addebitabile esclusivamente al coniuge in stato di bisogno possa escludere in radice il suo diritto a conseguire il suddetto assegno divorzile.
 
Secondo Cass n 5434 del 29 febbraio 2008, il comma 6 dell'art. 5 non fa alcuna distinzione in ordine alle cause della cessazione degli effetti civili del matrimonio ed anzi indica dette cause come uno dei criteri per la determinazione dell'assegno divorzile. Ne consegue, secondo il dictum della Cassazione, che unico presupposto per il riconoscimento dell'assegno è quello dell'incapacità, per uno dei coniugi, per ragioni obiettive, di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.
 
Ciò non toglie, però, che in presenza di quelli che vengono individuati come sicuri e gravissimi elementi di responsabilità in ordine alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, la causa di tale cessazione possa assurgere a criterio decisivo e prevalente, tra tutti quelli previsti per la quantificazione dell'assegno divorzile sino a giungere al suo completo azzeramento.

Cassazione Civile  Sez. I del 29 febbraio 2008 n. 5434
In tema di divorzio, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 6, l. 1° dicembre 1970, n, 898, nella parte in cui consente di assoggettare all'obbligo di corrispondere l'assegno anche il coniuge che abbia chiesto ed ottenuto lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ex art. 3, n. 2 lett. a, l. 1° dicembre 1970 n. 898; neppure in tale ipotesi, infatti, cessa la funzione assistenziale di detto assegno, non rilevando le ragioni della decisione ai fini dell'accertamento della sussistenza del relativo diritto, ma solo ai fini della determinazione del relativo ammontare, ed essendo riservata alla valutazione discrezionale del giudice di merito la possibilità di considerare decisivo e prevalente, tra tutti i criteri previsti per la quantificazione dell'assegno divorzile, quello della ragione del divorzio e della responsabilità del coniuge convenuto e di pervenire in tal modo all'azzeramento dell'assegno. I profili di responsabilità civile derivanti dalle violazioni del diritto all'unità familiare non sono d'altronde incompatibili con l'obbligo di contribuzione assistenziale, che fonda la sua ragione proprio nel rapporto coniugale che è alla base della famiglia.

Qualora un coniuge sia addivenuto al divorzio dalla partner per avere quest'ultima assassinato il figlio comune di cinque anni, rimanendo, peraltro, prosciolta per totale incapacità di intendere e di volere, e dovuto all'assassino un congruo assegno di mantenimento, tale da assicurargli lo stesso tenore di vita goduto "ante divortium", quali che possano essere le sue risorse economiche personali e quale che possa essere stata la gravità della condotta che ha determinato il divorzio, è conforme a legge ed al criterio di ragionevolezza il godimento di un assegno come sopra descritto, assegno che ha finalità assistenziali e che è legato solo alla qualità di ex coniuge.

In riferimento agli art. 2 e 3 cost. è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 6, l. n. 898 del 1970 nella parte in cui prevede sia assoggettabile all'obbligo di corrispondere un assegno periodico di divorzio anche il coniuge che abbia chiesto e ottenuto lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio nella ipotesi prevista dall'art. 3, n. 2, lett. a della stessa legge (nella specie: per essere stato, l'altro coniuge, assolto per vizio totale di mente dal delitto di omicidio volontario di un figlio), atteso che neppure in tale ipotesi viene meno la funzione assistenziale di detto assegno.
 
 





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