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Art. 80 c.c.
Articolo 80 del Codice Civile. Restituzione dei doni con la giurisprudenza di legittimità.
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Art. 80 c.c. Restituzione dei doni

Il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto .

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno in cui s'è avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio o dal giorno della morte di uno dei promittenti.


Cassazione civile sez. VI 02 gennaio 2012 n. 9

L'illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo dalla promessa di matrimonio non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale od extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto; sicché il risarcimento dei danni conseguenti all'ingiustificata rottura della promessa di matrimonio va circoscritto alle spese fatte ed alle obbligazioni contratte dal promissario, escludendo, pertanto, il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Cassazione civile sez. III 15 aprile 2010 n. 9052

In tema di promessa di matrimonio, l'obbligazione che consegue "ex lege" all'esercizio del diritto di recesso non può configurarsi come illecito extra-contrattuale, costituendo il recesso espressione di una libertà fondamentale, né come responsabilità contrattuale o precontrattuale, posto che la promessa di matrimonio non è un contratto e neppure costituisce un vincolo giuridico tra le parti; si tratta, infatti, di una particolare forma di riparazione collegata direttamente dalla legge alla rottura del fidanzamento "senza giusto motivo", con la conseguenza che incombe al recedente, qualora voglia sottrarsi a sifatta obbligazione riparatoria, l'onere di provare la sussistenza del giustificato motivo, quale fatto costitutivo negativo della pretesa dell'altra parte.

In tema di promessa di matrimonio l'obbligazione prevista dall'art. 81 c.c., esclusa la configurabilità sia di un illecito extracontrattuale, sia di una ipotesi di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, costituisce una particolare forma di riparazione riconosciuta al di fuori di un presupposto di illiceità, perché ricollegata direttamente dalla legge alla rottura della promessa di matrimonio senza giusto motivo. Al fine di escludere il sorgere di tale obbligazione l'onere della prova del fatto positivo, cioè della esistenza di un giusto motivo per rifiutare il matrimonio, incombe sul recedente.

Cassazione civile sez. I 08 febbraio 1994 n. 1260

In caso di rottura del fidanzamento, presupposto essenziale per l'esercizio dell'azione di restituzione dei doni - che l'art. 80 c.c. riconosce al donante in relazione a qualsiasi promessa di matrimonio, sia tra persone capaci, sia tra minori non autorizzati, sia che la promessa sia vicendevole, sia che sia unilaterale - è la circostanza che i doni siano stati fatti "a causa della promessa di matrimonio", cioè nella presupposizione della celebrazione del futuro patrimonio, conseguendone il diritto alla restituzione per la sola ipotesi che il matrimonio non sia stato contratto e senza alcuna rilevanza delle cause del mancato matrimonio.

I doni tra fidanzati non sono equiparabili nè alle liberalità in occasione di servizi, nè alle donazioni fatte in segno tangibile di speciale riconoscenza per i servizi resi in precedenza dal donatario, nè alle liberalità d'uso, ma costituiscono vere e proprie donazioni, come tali soggette ai requisiti di sostanza e di forma previsti dal codice. Peraltro, la modicità del donativo, da apprezzare oggettivamente in relazione alla capacità economica del donante, fa sì che il trasferimento si perfezioni legittimamente, tra soggetti capaci, in base alla mera traditio.

Ai fini della restituzione dei doni fra fidanzati in caso di mancato matrimonio, non sono richieste, per la relativa promessa, forme particolari, nè rilevano i motivi della rottura degli sponsali, i doni prenuziali non sono equiparabili nè alle donazioni remuneratorie, nè alle liberalità d'uso; essi costituiscono vere e proprie donazioni, soggette come tali ai relativi requisiti di forma e capacità.

In caso di rottura di fidanzamento, presupposto essenziale per l'esercizio dell'azione di restituzione dei doni - che l'art. 80 c.c. riconosce al donante in relazione a qualsiasi promessa di matrimonio, sia tra persone capaci che tra minori non autorizzati, sia che la promessa sia vicendevole, sia che sia unilaterale - è la circostanza che i doni siano stati fatti "a causa della promessa di matrimonio", cioè sulla presupposizione della celebrazione del futuro matrimonio, senza necessità di una particolare forma, nè di pubblicità della promessa, conseguendone il diritto alla restituzione per la sola ipotesi che il matrimonio non sia stato contratto e senza alcuna rilevanza delle cause del mancato matrimonio.

I doni tra fidanzati non sono equiparabili nè alle liberalità in occasione di servizi, nè alle donazioni fatte in segno tangibile di speciale riconoscenza per i servizi resi in precedenza dal donatario, nè alle liberalità d'uso, ma costituiscono vere e proprie donazioni, come tali soggette ai requisiti di sostanza e di forma previsti dal codice. Pertanto, la modicità del donativo, da apprezzare oggettivamente in relazione alla capacità economica del donante, fa sì che il trasferimento si perfezioni legittimamente, tra soggetti capaci, in base alla mera "traditio".

Cassazione civile sez. I 02 maggio 1983 n. 3015

La promessa di matrimonio, contemplata dagli art. 79-81 c.c., si identifica, alla stregua del costume sociale, nel cosiddetto fidanzamento ufficiale, e sussiste, cioè, quando ricorra una dichiarazione espressa o tacita, normalmente resa pubblica nell'ambito della parentela, delle amicizie e delle conoscenze, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi, affinché ciascuno dei promessi possa acquisire la maturazione necessaria per celebrare responsabilmente il matrimonio, libero restando di verificare se questa venga poi conseguita in se stesso e nell'altro e di trarne le debite conseguenze. Nell'ambito di detta promessa, si distingue quella di tipo solenne, di cui all'art. 81 c.c., soggetta a determinati requisiti (vicendevolezza, capacità di agire dei promittenti, atto pubblico o scrittura privata o richiesta di pubblicazioni di matrimonio), e produttiva di una situazione di affidamento, fonte di possibile responsabilità risarcitoria, da quella di tipo semplice, non soggetta ad alcun requisito di capacità o di forma, qualificabile come mero fatto sociale, e non produttiva di alcun effetto giuridico diretto, tenuto conto che la restituzione dei doni, prevista dall'art. 80 c.c., non deriva dalla promessa, ma dal mancato seguito del matrimonio.

L'art. 80 c.c., in tema di restituzione dei doni fra fidanzati quando la promessa di matrimonio (ancorché non avvenuta nella forma solenne di cui al successivo art. 81) non abbia avuto seguito, si riferisce a quei doni che siano stati fatti, e sia uso fare, per il solo fatto di considerarsi fidanzati, e che non potrebbero trovare altra plausibile giustificazione all'infuori del fidanzamento (quali, ad esempio, piccoli oggetti d'oro, come fedine, anelli, medagliette, ecc.). Tali doni, trovanti fonte nella consuetudine, non nascono da un contratto, nè in particolare da un contratto di donazione (a differenza della donazione obnuziale prevista dall'art. 785 c.c. e sottoposta alla condizione sospensiva del verificarsi del matrimonio), non richiedono alcuna forma o requisito di capacità d'agire da parte dei fidanzati, e producono effetti definitivi a prescindere dalla circostanza che questi ultimi abbiano o meno già deciso se e quando sposarsi, o quale regime patrimoniale assegnare alla futura famiglia. Detti effetti, peraltro, in applicazione del citato art. 80 c.c., possono essere rimossi, ove non sia seguito il matrimonio, in base ad una facoltà di revocazione dell'atto di liberalità, che spetta indipendentemente dal fatto che il revocante sia o meno causa della rottura del fidanzamento.

La promessa di matrimonio, contemplata dagli art. 79-81 c.c., si identifica, alla stregua del costume sociale nel c.d. fidanzamento ufficiale, e sussiste quando ricorra una dichiarazione, espressa o tacita, normalmente resa pubblica nell'ambito delle parentele, delle amicizie e delle conoscenze, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi, affinché ciascuno dei promessi possa acquisire la maturazione necessaria per celebrare responsabilmente il matrimonio, libero restando di verificare se questa venga poi conseguita in se medesimo e nell'altro e di trarne le debite conseguenze; nell'ambito di detta promessa, si distingue quella di tipo "solenne", di cui all'art. 81 c.c., soggetta a determinati requisiti (vicendevolezza, capacità di agire, atto pubblico o scrittura privata o richiesta delle pubblicazioni matrimoniali) e produttiva di una situazione di affidamento, fonte di possibile responsabilità risarcitoria, da quella di tipo "semplice", non soggetta ad alcun requisito di capacità e di forma, qualificabile come mero fatto sociale e non produttiva di alcun effetto giuridico diretto, tenuto conto che la restituzione dei doni, prevista dall'art. 80 c.c., non deriva dalla promessa ma dal mancato seguito del matrimonio.

L'art. 80 c.c., in tema di restituzione dei doni fra fidanzati qualora la promessa di matrimonio (ancorché non avvenuta nella forma solenne di cui all'art. 81 c.c.) non abbia avuto seguito, si riferisce a quei doni che siano stati fatti, e sia uso fare, per il solo fatto di considerarsi fidanzati, e che non potrebbero trovare altra plausibile giustificazione all'infuori della promessa (quali, ad es., piccoli oggetti d'oro, come fedine, anelli, madagliette, ecc.): tali doni, che trovano fonte nella consuetudine, non nascono da un contratto, nè, in particolare, da un contratto di donazione (a differenza della donazione obnuziale prevista dall'art. 785 c.c. e sottoposta alla condizione del verificarsi del matrimonio), non richiedono alcuna forma o requisito di capacità e producono effetti definitivi a prescindere dalla circostanza che i promittenti abbiano, o meno, già deciso se e quando sposarsi, o quale regime patrimoniale assegnare alla futura famiglia; detti effetti, peraltro, in applicazione del cit. art. 80, possono essere rimossi, ove non sia seguito il matrimonio, in base ad una facoltà di revocazione dell'atto di liberalità, che spetta indipendentemente dal fatto che il revocante sia, o meno, causa della rottura degli sponsali.





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