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affidamento condiviso: vietato il trasferimento di residenza

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In caso di affidamento condiviso il coniuge collocatario del figlio minore non può trasferire la residenza unilateralmente

La Suprema Corte ha avuto modo di occuparsi di recente di un procedimento giudiziale aperto ex art. 709 ter cpc con riferimento ad un'iniziativa unilaterale assunta dal coniuge collocatario del figlio minore soggetto ad affido condiviso che aveva trasferito la propria residenza per asserite necessità del nucleo familiare.
Il procedimento ex art. 709 ter cpc, norma questa introdotta dalla L. n. 54 del 2006, è uno strumento di soluzione dei conflitti relativi al regime dell'affidamento condiviso (modalità dell'affidamento o esercizio della potestà), la competenza è del giudice del procedimento in corso (separazione, divorzio, annullamento del matrimonio) ovvero del giudice competente a conoscere dei procedimenti di cui all'art. 710 cpc (per la modifca delle condizioni della separazione).
Nella specie, la Corte ha chiarito come non sia ricorribile per Cassazione la decisione del reclamo da parte della Corte d'Appello sul rilievo che il procedimento ex art. 709 ter cpc non conduce ad un provvedimento a contenuto decisorio e definitivo potendo le questioni essere riproposte con successivo ricorso.
Ne è risultata confermata la decisione della Corte d'Appello con la quale era stato disposto il mutamento del collcoamento del figlio minore (dalla madre al padre) nell'ambito del confermato regime di affido condiviso sul presupposto dell'illegittimità del trasferimento unilaterale di residenza da parte del genitore inizialmente collocatario del figlio (la madre).
 
art. 709 ter cpc
 
Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni (1).
[I]. Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all'esercizio della potestà genitoriale o delle modalità dell'affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all'articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.
[II]. A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:
1) ammonire il genitore inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell'altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
[III]. I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari.

 

Cass Civ Sez I, 22 ottobre 2010 n 21718


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