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Gli accordi di separazione
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Con riferimento agli accordi di separazione, si è posta, in via generale, la questione di quale fosse la natura dei medesimi in considerazione del ruolo indefettibile che la legge assegna al decreto di omologa.
 
Le tesi che si sono prospettate sono sostanzialmente due, secondo la prima gli accordi in sede di separazione consensuale sarebbero dei meri presupposti di un atto pubblico dacchè gli effetti giuridici della separazione deriverebbero dal decreto d'omologa e non dal negozio presupposto. Consegue a detta impostazione che il decreto d'omologa assorbirebbe ed emenderebbe tutti i vizi eventualmente inficianti gli atti negoziali presupposti.

Secondo diversa impostazione, invece, il nucleo fondamentale degli accordi di separazione sarebbe proprio l'atto di autonomia negoziale configurandosi il successivo decreto di omologazione alla stregua di una condizione legale d'efficacia dell'atto. A sostegno di questa diversa impostazione teorica, deporrebbe lo stesso art. 158 cc e l'art. 711 cpc che riferiscono espressamente al profilo dell'efficacia l'emanazione del decreto di omologa.

Secondo questa diversa impostazione, l'accordo negoziale presupposto seguirebbe il regime ordinario dei negozi giuridici e, come tale, sarebbe soggetto ad impugnativa per vizi della volontà.

Per la tesi della natura negoziale degli accordi di separazione e della condizione sospensiva di efficacia dell'omologazione


Cassazione Civile  Sez. I del  04 settembre 2004  n. 17902
Stante la natura negoziale dell'accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e non essendo ravvisabile, nell'atto di omologazione, una funzione sostituiva o integrativa della volontà delle parti, ma rappresentando la procedura ed il decreto di omologazione condizioni di efficacia del sottostante accordo tra i coniugi (salvo che per quanto riguarda i patti relativi all'affidamento ed al mantenimento dei figli minorenni, sui quali il giudice è dotato di un potere d'intervento più penetrante), deve ritenersi ammissibile l'azione di annullamento della separazione consensuale omologata per vizi della volontà, la cui esperibilità - non limitata alla materia contrattuale, ma estensibile ai negozi relativi a rapporti giuridici non patrimoniali, genus cui appartengono quelli di diritto familiare - presidia la validità del consenso come effetto del libero incontro della volontà delle parti.
 

E' ammissibile l'azione di annullamento della separazione consensuale omologata per vizi della volontà.

È ammissibile l'azione di annullamento disciplinata dagli art. 1427 ss. c.c., nell'ipotesi di vizi del consenso dei coniugi nella separazione consensuale omologata. Tale principio trova fondamento nella natura della separazione consensuale omologata caratterizzata essenzialmente dal ruolo primario della volontà concorde dei coniugi di separarsi ovvero di definire i vari aspetti della vita coniugale e familiare, laddove il successivo provvedimento di omologazione assume la semplice valenza di condizione sospensiva di efficacia delle pattuizioni contenute nell'accordo coniugale. Il giudice, infatti, in tali ipotesi si limita a un controllo non penetrante e integrativo della volontà delle parti che non fornisce certezza assoluta sulla genuinità e validità della volontà manifestata dai coniugi in sua presenza. Nè di ostacolo a tale ammissibilità si pone la particolare natura della separazione consensuale omologata, in quanto l'estensibilità ai negozi di diritto familiare della normativa sull'annullamento dei contratti per i vizi del consenso trova fondamento nella disciplina generale del negozio giuridico e, ancor prima, nei principi generali dell'ordinamento.

Stante la natura negoziale dell'accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e non essendo ravvisabile, nell'atto di omologazione, una funzione sostitutiva o integrativa della volontà delle parti, ma rappresentando la procedura ed il decreto di omologazione condizioni di efficacia del sottostante accordo tra i coniugi (salvo che per quanto riguarda i patti relativi all'affidamento ed al mantenimento dei figli minorenni, sui quali il giudice è dotato di un potere d'intervento più penetrante), deve ritenersi ammissibile l'azione di annullamento della separazione consensuale omologata per vizi della volontà, la cui esperibilità - non limitata alla materia contrattuale, ma estensibile ai negozi relativi a rapporti giuridici non patrimoniali, genus cui appartengono quelli di diritto familiare - presidia la validità del consenso come effetto del libero incontro della volontà delle parti.


Cassazione Civile del 4 settembre 2004 n. 17902

 





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